domenica 30 ottobre 2016

LO SGUARDO SULLE PERSONE.

Sin da piccolini, a scuola, quando si parlava di storia o scienze sociali o diritto, ci hanno sempre fatto notare la differenza tra l' aspetto pubblico, di uno stato di una nazione, e l' aspetto privato.

Della differenza che c'è tra le parti e del conflitto di interessi.
E' lo stesso sulle persone?

La differenza in questo caso sarebbe tra persona e personaggio e non mi riferisco solo a persone attore o cantanti famosi, ma ognuno di noi ha un ruolo. Ognuno di noi interpreta un personaggio che racchiude la persona. Me ne sono resa conto, così di botto. Dopo aver ascoltato una storia e averci visto dentro un mare di tristezza
. Siamo tutti così, lasciamo fuori dal sociale, dal pubblico, fuori dall esibizione della nostra vita, il nostro aspetto più vero, più sensibile più doloroso, più sensato. Meno comodo ma più spigoloso fatto di sfaccettature che ci designano fragili o forti; dolci o insensibili, che tratteggiano il vero profilo della nostra identità. La personalità non ha nulla a che fare con il pubblico ahimè.

Come stai? La domanda a cui, secondo le statistiche il 90 per cento delle persone mente, recluta lo stato di salute di benessere e di felicità di una persona.
Lo scopri di botto, sbirciando in uno sguardo basso la sofferenza di chi si è pentito, di chi ha ferito qualcuno o è stato ferito.
L' umanità è tutta lì, pezzi di errori che ci inseguono e ci disegnano un cammino informe che è la vita.
Grazia Barnaba

giovedì 27 ottobre 2016

Giorni lenti

 Queste sono giornata lente.
Non avrei mai pensato che avrei potuto lamentarmi anche del contrario.
 Sono giorni di tempesta, sento di avere la guerra in testa e non riesco a darmi pace. Sarà capitato a tutti, no? Di attraversare un momento difficile nella vita e di non spaere esattamente non solo che cosa vuoi, ma persino chi dove e cosa vuoi. Insomma un casino in toto. La fine dell' università, la laurea che si avvicina (o anche il Natale? Dio che ansia) Eppure avrei trepidato fino a poco tempo fa all ascoltare queste notizie, ma adesso sento che non ce la faccio. Mi sento incapace di poter fare qualsiasi cosa e non lo dico per farmi dire il contrario. Oggi, tutte le persone che ho visto, chi in un modo, chi nell' altro hanno cercato di tirarmi su. Ma sapete quanto sentite che nessuno puo' capire? Forse perchè semplicemente gli altri non sono nella vostra pelle e ci sono cose che posso essere cmprese solo se vengono affrontate. Ecco, ora sono qui a scrivere sul mio diario online, che non è chissà quanto frequentato, ma è comunque pubblico e sono il tipo di cose che una volta avrei avuto il terrore i far leggere a qualcuno. Crescendo, diciamo che ho capito che non è del modo in cui scrivo che devo vergognarmi e che le cose di cui vergognarsi, nella vita, sono altre.

Vivo un momento opaco, oscuro che non è da me. Io sono "quella che ride sempre" e quando non è così spiazzo me stessa e spiazzo il mondo intero. Ognuno di noi si conosce, anch' io mi conosco. Passerà. Ho attraversato così tante volte questa sensazione che ormai sono una tuttologa nel sentirsi persi. La scrittura poi alla fine è l' unica cosa che riesce a quasi calmarmi, la catarsi della scrittura insieme a quella della musica è per me la migliore e più assoluta medicina che ci possa essere. Sto scrivendo di getto e non mi fermerò per correggere la forma o per abbellire il post con belle immagini. Lascerò tutto così com'è, perchè voglio che questa sensazione resti impressa sulla schermata così come nasce, con gli errori e le imperfezioni che rendono tutto più vero. Oh la verità questa parola così ricca di mistero che si dissolve del suo senso sempre più man a mano che gli anni passano. Ed è questo il progresso, siamo tutti un mondo di soli, egocentrici, cellulare-muniti, rincoglioni con l incapacità di restare off line per più di qualche ora anzi minuto forse. Il web è abbastanza una droga. Io da quando ho il wifi riesco a concentrarmi molto molto di meno rispetto a quando in casa non avevo altro che una mezza chiavetta non molto funzionale o la rete a sgroscio nella casa dove vivevo quando ero studentessa fuori sede. E c' erano molto più risate nell' aria. Adesso la gente appare sempre frustrata insoddisfatta e triste. Come mi sento io stasera.
Grazia Barnaba
sottofondo al piano chopin clicca

lunedì 10 ottobre 2016

Guarda come balla di Katya Azzarito. Saggio al femminile nella forma e nella sostanza.


La Progedit è la casa editrice indipendente di Bari che mi ha proposto questa lettura: uno studio sistemico, diafasico e diastratico di Katya Azzarito, antropologa e ballerina professionista. 
Ho subito accettato perché l’ argomento mi ha sempre affascinato, volevo capire qualcosa di più. 
Pur essendo pugliese, ho solo trattato il fenomeno della Taranta nei miei studi liceali per quanto riguarda la sociologia e l’ antropologia, nel modo leggero con cui a quindici anni ci si approccia alle cose. 
Ora, l’ analisi delle trasformazioni e delle innovazioni che fa l’ Azzarito sono chiare, perfette e precise. Come un eccellente chirurgo, l ‘ autrice seziona, con i suoi bisturi di precisione:  il tradizionale concetto di pizzica e l’ attualissima definizione: neo-pizzica,definizione nuova e  originale formulata negli ultimi anni e incentrata sulla contemporaneità.

Katya Azzarito di rivela una penna entusiasta, vivace, mai pedante, illumina dei concetti che difatti, come lei stessa afferma, spesso non sono del tutto conosciuti nemmeno dagli autoctoni. 

Un’ autrice che si esprime al femminile non solo nella sostanza, ma anche nella forma.

L’ esperienza vissuta e la polifonia delle voci che si intrecciano in questo saggio, ci fanno pensare portandoci ben oltre le sottili, seppur presenti, contraddizioni sull’ argomento, nei meandri della cultura salentina, superandole. Mi ha colpito molto trovare conferma delle piccole nozioni che avevo sull’ argomento, ossia che purtroppo non sempre si considerano professionisti, i corsi e gli insegnati di tale disciplina. Quando a lezione si parlava di danza, la pizzica –citata in un mio intervento spontaneo durante la lezione inerente- venne subito declassata e non analizzata nei termini della tradizionale disciplina della danza, comunemente intesa. «La pizzica è la Danza? Ma non farmi ridere, Grazia. » Fu più o meno questo il commento.
Il pregiudizio accademico e la rigidità mentale dell’ ambiente fanno perdere la peculiarità dell’ aspetto artistico.
Non sono d’accordo con l’ autrice,  quando riduce a mero esibizionismo l utilizzo dei social per pubblicizzare e far conoscere tale disciplina della danza, attraverso le immagini, le foto e i video su youtube.
Un ultimo appunto va al valore curativo che Katya Azzarito attribuisce alla pizzica, seppur in contrasto con alcune affermazioni riportate in precedenza. La taranta non è la pizzica ed è giusto sottolinearlo. Ho studiato, per un corso, nozioni di etnopsichiatria; e la taranta, seppur in piccolo, supplisce l’ esigenza al femminile di catarsi. Apprezzo la cura con cui l’ autrice  ha riportato tutte le diverse accezioni dei termini: pizzica, taranta, neo-pizzica. Un minuzioso nominalismo, raro e a mio parere molto efficace nei saggi al femminile


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Mi è piaciuto molto.
Consigliatissimo.

Grazia Barnaba.

Cos' è la cattiveria?

Parmenide ci insegna che l' uomo è la misura di tutte le cose, e quando il terzo o quarto liceo ricevetti questa nozione durante le mie lezioni preferite, ossia quelle di filosofia, osavo gioire di questa affermazione, felice di aver racchiuso nelle mie conoscenze, in me, il segreto di comprensione delle cose e del mondo.

Oggi scopro quanto mi sbagliavo.
L' uomo non è la misura di tutte le cose perchè ogni qualvolta ho provato a gestire una situazione o a capire un comportamento umano paragonando il tutto alla persona, in questo caso alla mia persona, mi sono scoperta nell' errore. Non possiamo valutare le circostanze come noi le avremmo valutate se tutto ciò fa parte dell' altro. L' unicità, questo grande mistero che ci rende tutti diversi, uguali, ma mai sostituibili e intercambiabili, è la meraviglià della definizione di personalità. 

Cosa fare quando usiamo dei metri di misurazioni inadatti per valutare un caso?

Aristotele ce lo suggeriva con le categorie. Certi equilibri razionali non possono essere confutati.
Una persona che vi ha ferito una volta, lo farà ancora e ancora. La fiducia non è una costante matematica, ma varia attraverso appunto le variazioni spazio temporali.


Non esiste un freno spazio tempo e non è cattiveria costringere le persone a far parte della vostra vita ad ogni costo? Essere accettati ad ogni costo? Anche se questo comporta la menzogna?
La cattiveria alla fine che cos'è?  
La cattiveria è la menzogna vestita di verità solo per apparire migliori di quello che realmente si è.
La cattiveria è non libertà di scelta. La cattiveria è il contrario di verità, perchè la verità, quella autentica non è mai malvagia, ma serve a spronare e a togliere il velo di maia!

Ho guardato in faccia questa cattiveria negli occhi della persone che hanno calunniato e denigrato gli altri. E chi lo fa con gli altri, prima o poi, lo fa anche a te.

Grazia Barnaba