mercoledì 21 settembre 2016

PUNTO E A CAPO … IN NOME DELL’ AMORE. RECENSIONE.

PUNTO E A CAPO … IN NOME DELL’ AMORE. RECENSIONE.

Quando ho aperto questo libro sono stata accolta subito da un’ abbraccio. Una frase che conteneva la parola “gabbia” e che racchiudeva lo stesso significato metaforico che racchiude spesso l’ essenza del vissuto di alcune persone. Di alcune donne, e questo libro è un urlo di speranza.
Nina è la protagonista di questa storia. La storia di una vita, perché comincia dall’ infanzia e ripercorre un vissuto costellato da una tempesta di sofferenza, un violenza spesso accennata, non detta, narrata da tanti punti di vista; di coloro che hanno attraversato con lei gli episodi della vita. Un romanzo che parla di violenza sulle donne, quella violenza che non sempre lascia i segni esteriori. (Edito da Gelso Rosso, 2014)
La sensibilità dell’ autrice del libro Patrizia Rossini mi ha molto colpita. Spesso ci si perde nel sentimentalismo, ma in questo caso, con una semplicità disarmante la lettura scorre veloce, come se la cosa ci riguardasse. Il motivo? Il linguaggio colloquiale, non ricercato, che personalmente talvolta non gradisco, fa’  luce in questa storia per la sua immediatezza. Tutto ci sembra nostro: è come se ascoltassimo tutto direttamente dall’ amica, dalla collega, dalla dirimpettaia, dallo psicologo che l’ ha seguita e non può che commuoverci.
Solo in alcuni frammenti sentiamo la voce di Nina, negli stralci dei suoi diari e lì ho colto davvero quanto possa sembrare naturale che il sesso in una coppia non debba essere così duramente considerato un atto dovuto. Quante donne si sentono violentate dai propri compagni, dai propri mariti?

“Quando di mattina ancora nel dormiveglia, il risveglio sono mani che frugano tra il tuo inguine, insistentemente, nonostante non ci sia una mia risposta(…) nonostante il mio mutismo, la mia indifferenza; nonostante tutto, lui lo chiama amore! È questo il suo modo di amarmi!”
Punto e a capo, Patrizia Rossini, Gelso Rosso, 2014.
È una tematica delicata, la violenza contro le donne, che grazie a questo testo può essere comunicato e conosciuto da tutti, anche dai più piccoli o da chi non ha un’ istruzione erudita. La violenza fisica o anche solo psicologica non possono rappresentare un’ abitudine. Sentirsi in una gabbia, anche se dorata, dove tutto sembra andare bene, non è il destino segnato di ogni donna. La libertà di pensare, come scrive Patrizia Rossini nell’ epilogo del testo che “la vita sia una cosa meravigliosa, che vada vissuta fino in fondo, ogni giorno come fosse l’ ultimo” godendo delle piccole cose. Essere felici non è volere tutto, ma è volere ciò che si ha. Ed è un diritto di tutti, indipendentemente dal genere. Se alla domanda: io ho la libertà di essere me stessa, senza sentirmi in colpa? Sentite solo il dovere di accontentare, allora questo vuol dire che c’è qualcosa che non va. Stare bene è qualcosa di possibile e questo Nina l’ ha scoperto e ora lo sa. Come? Certo, non è facile; tant’ è che ogni giorno sentiamo storie di cronaca dove quella violenza latente, non detta, taciuta, si è trasformata in furia omicida. Tacendo, si muore. Affinché ciò non accada bisogna imparare a dare a noi stessi a al prossimo un’ educazione emotiva, un educazione all’ amore. Questo libro, per quanto io ne sappia da diplomata in pedagogia, persegue proprio quest’ intento. Educare all’ amore, dando un messaggio non solo pedagogico, ma anche di speranza per tutte le donne che tutt’ ora vivono queste dolorose dinamiche. Consigliatissimo.

Chi ci ama non ci fa del male.

Grazia Barnaba

2 commenti:

  1. Ciao!
    Ti ho nominato per un Book Tag, se ti va di partecipare
    http://unabuonalettura.blogspot.it/2016/10/book-tag.html

    A presto
    Ilaria

    RispondiElimina