lunedì 30 maggio 2016

Per non guardarsi indietro.

 Negli ultimi giorni, sto cercando disperatamente la concentrazione per poter frazionare in quattro perfette parti i cassetti della mia mente per disporci in modo ordinato tutte le informazioni diverse delle quattro materie d' esame che mi restano. Dico, mi restano perchè difatti sono gli ultimi esami della mia carriera universitaria. E pensare che due anni fa, quando concludevo la mia triennale in Editoria e Giornalismo credevo fermamente che fossero quelli "gli ultimi esami della mia vita". Ebbene mi sbagliavo, visto che dopo un anno dalla Laurea Triennale il mio testone capelluto ha fatto capolino nuovamente nel dipartimento di lingue e letterature. Adesso si chiamano dipartimenti, prima era la facoltà di Lettere e Filosofia, semplicemente. Non cambia nulla. Ero felice come il primo giorno da Matricola. Ero felice perchè ero nel mio spazio. Uno spazio non solo fisico, ma un tempo eterno. Io trovo soltanto nella mia passione per lo studio e la scrittura la fissità e la quiete dell' immobilità.
Se il caos, partorisce una stella che danza, scrive Nietzsche, saprò anch' io convogliare la mia Energia? Saprò trovare la mia strada?

Il futuro spaventa. Spaventa tutti a tal punto che sembra naturale il gesto di voltarsi indietro, ma è questo che davvero vogliamo per noi? Vivere di "cosa sarebbe successo se..."? Agire non è affatto facile quando si è bloccati dalla paura. So che la razionalità è l' opposto della paura, quindi per difendersi da codesto meccanismo che provoca l' auto-sabotaggio della nostra realizzazione che fare?

L' atteggiamento dello stoico, forse è alquanto inattuale come definizione ai giorni nostri, ma è la sola via di uscita alle incombenze della paura che ci blocca, che non ci fa progredire, che ci impedisce di realizzarci.

Tutti i periodi di crisi, sono periodi in cui avviene la rottura degli equilibri. Già questa frase può indurci a pensare che il raggiungimento dell' equilibrio è possibile altrimenti come potrebbe rompersi? Come potrebbe rompersi qualcosa che non è, che non è stato?

Forte di un' evidenza non banalissima quando si è in crisi possiamo distaccarci emotivamente dalle cose e aspettare e superare l' effetto del tempo sulle emozioni. Altro fattore che trovo curioso. La costante del tempo come elemento , o comune denominatore della relatività delle cose. Relatività, in cui credo fermamente.

Attendere, concetto che mi è già successo di trattare in altri saggi, mi appartiene. Con gli anni sono giunta alla conclusione che io so aspettare, e più precisamente so aspettare senza fare altro.
In che senso? Aspettare senza costrizioni, libera di costruire con il mio faticoso sacrificio, un sogno. Magari blando, magari universale. Forse insignificante o macroscopico.
Per non guardarsi indietro.

Ho aspettato per realizzare tanti sogni, alcuni li ho afferrati ed è stata GIOIA PURA.

Grazia Barnaba.


Questa sera vorrei fare una domanda (forse non solo una :D )
a coloro che leggeranno questo mio saggio. Cosa ne pensate? Avete l' abitudine di prefissare degli obiettivi a breve o lungo termine? Vi piace aspettare? Che rapporto avete con l' attesa? Guardate spesso al passato? Scrivete, scrivete, scrivete.

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