martedì 24 maggio 2016

Bisogna osare.


Luglio 2012.
È davvero incredibile, quanto possa risultare noiosa la vita in una piccola provincia dimenticata da Dio nell'estremo sud. Qualsiasi azione si addensa nella monotonia delle giornate che procedono alla moviola tutte uguali in un moto statico....
Non è vivere questo....è una resistenza. Resistere diventa l'imperativo categorico che colora le tue giornate: per poter andare avanti, per cercare di evadere, continuando ad immaginare l'immensità del mondo che ancora non conosciamo. Io sono grata alla mia immaginazione che mi permette di continuare a "resistere" in questo luogo che giorno dopo giorno diventa sempre più stretto e comincia a strozzare gli impeti delle menti più' produttive.
Oggi passeggiavo lungo la spiaggia immersa nelle bellezze di un paesaggio mozzafiato che mi regalava l'immagine di un tramonto rosso come il magma ricco di sfumature degno del miglior artista ispirato dalla giusta musa....Mi son chiesta quanto sarà dura abbandonare i luoghi magici del mio paesino una volta che avrò intrapreso la mia avventura nella vita vera, nel mondo del lavoro, che per forza di cose mi porterà lontana da tutto questo.Spesso è dura riconoscere di essere impotenti dinanzi ad una situazione che nn si può gestire, ma la Verità è questa:
per emanciparsi bisogna recidere- meglio se violentemente- il cordone ombelicale, per poter crescere ,per poter permetterci di farlo perchè molte volte siamo noi stessi che ci precludiamo la possibilità di poter crescere e ciò accade quando, arroccandoci dietro mille scuse, mille problemi e difficoltà ci costruiamo solidi alibi, SCUSE per non dover affrontare la responsabilità di diventare adulti, ma così si resta nel limbo. Che gusto c'è nel fare della propria vita una NON SCELTA, una NON AZIONE? Si è inetti, si è solo spettatori della vita altrui delle scelte degli altri, della vita degli altri, degli errori degli altri; e poi si rimane con in mano un pugno di polvere e spesso quando ce ne si rende conto tutto è vano perchè è già troppo tardi.
Quando sono tornata a casa dalla mia passeggiata solitaria ho pensato che quando sarò grande non vorrò avere nessun rimorso. Non voglio essere una che ha voluto non volere, la noluntas, come scriverebbe Nietzsche, ma voglio buttare fuori la mia forza creatrice.Voglio rischiare perchè altrimenti morirei lentamente.
Un mio vecchio amico, che non vedevo da un po', il classico eterno Peter pan, mi ha lanciato un' occhiata da cui ho potuto capir tutto. Aveva il tipico sguardo di chi ormai ha perso il motivo per cui svegliarsi la mattina. Da poco la notizia mi era giunta da altre fonti: Nola, la ragazza che lui amava da sempre, ma che non aveva mai avuto il coraggio di seguire per paura dell'ignoto, si era sposata e innamorata di un'altro uomo, Giacomo, uno di quelli che ti danno la sicurezza economica, che bevono il caffè con in mano il giornale e che ti riempiono di attenzioni solo per un obbligo morale dettato da una tradizione maschilista che ha elevato il gentiluomo all'artista, che ha trasformato un uomo appassionato in un uomo educato. Il mio amico Paul adesso non se ne fa una ragione e gira come uno spettro nella noiosa cittadina di provincia dove non accade mai nulla; con lo sguardo di uno spettro,quello spettro che ogni giorno gli ricorda che per non tentare un insuccesso, ha dovuto accontentarsi di "resistere" chissà per quanto, forse finché avrà vita, o speranza.
Grazia Barnaba.

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