sabato 28 maggio 2016

Bari alle tredici.

16 OTTOBRE 2014


I libri nuovi sono stati presi. Per l' esame, okay, ci sono: ho quello che mi serve.Il quaderno, i soldi, il cellulare, le cuffie. E' tutto al proprio posto. La borsa a tracolla si posa sul mio fianco ed io intraprendo la strada.
Camminando, incrocio distrattamente il mio sguardo con un paio di lancette dorate di in un grosso orologio portato al polso da un passante: sono le tredici in punto. E Bari si riversa tutta nelle strade.
Ogni cosa è colorata e ovunque l' aria è densa di rumori, di odori che scandiscono un tempo diverso. Si percepisce null' altro se non l' inarrestabile fragranza della vita che scoppia e prende forma in una giornata qualsiasi, di un osservatore qualsiasi intento a marciare come tanti altri soldatini nel marasma della confusione. E mi accorgo che forse, troppo spesso, per andare in contro al tempo che è sempre molto poco, cammino veloce e perdo la meraviglia.
Tutti i bambini escono da scuola e mano nella mano con i propri cari tornano a casa raccontando loro la magnifica giornata. La bimba con il proprio nonno, i gemelli col papà, l' adolescente con la mamma in carriera, troppo distratta dal cellulare per ascoltare il figlio o fare con lui conversazione.Mi fermo al semaforo anche se quest' ultimo è verde, perchè dò precedenza a padre e figlia che sulla bici con zaino e borse della spesa faticano per tornare a casa.
Business men fermi ovunque in pausa pranzo e poi una coppia di ragazzini incollati l'uno all' altra per salutarsi davanti ad un autobus pronto a ripartire. E infine arriva anche per me il pugno nello stomaco, la realtà che interrompe la poesia...Guardo verso terra e c'è in strada un signore anziano, molto anziano con i capelli di zucchero filato e le guance scarne e il sorriso vero: mangiava per terra, mangiava con gioia: era felice. Molto più felice della mamma in carriera al cellulare, del figlio e del padre colmi di buste per la spesa. Il suo sguardo era fieramente contento! Ed io mi sono bloccata, la saliva si è azzerata. Mi sono fermata: troppo bello il suo sorriso...e lui mi ha risposto grazie! E di cosa poi? Ho dato a lui la bottiglietta d' acqua e la mela che avevo nella borsa, sì la borsa è quella tracolla posata sul mio fianco e sono scappata via.
Improvvisamente le strade sono deserte, il silenzio è imbarazzante. Nessuno appare , non si sente più nulla. Guardo l' orologio : 14.30.
Riprendo a respirare, è ora di rientrare anche. Tornerò a trovarti.


Grazia Barnaba.

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