sabato 19 marzo 2016

Come eravamo, come siamo.




Per adesso la vecchiaia non mi preoccupa, anzi.
Mi preoccupa la gioventù, invece. E non la mia passata aurea verde, fucsia, metal, fusa adolescenza confusa: ma le nuove generazioni.
Mi è capitato di seguire una materia che fa parte del primo anno di lettere triennale, ovviamente materia frequentata esclusivamente da neo diciannovenni appena iscritti, brufolosi o casti; troppo sodi e fighi, spensierati e allegri, "dolcemente complicati" direbbe qualcuno... insomma- in una parola- matricole.
Da subito mi sono sentita a disagio e non credevo che questo potesse accadermi in Uni. La verità è che la sensazione che ti aspetti da adulto tornando al liceo non è paragonabile a quella che provi ricalandoti nei panni di matricola universitaria alle porte delle laurea Specialistica. Nonnismo il mio?Nostalgia?
 Gli sguardi approssimativi che ricevevo da matricola non sapevo interpretarli e se qualcuno mi avesse detto che ci sarebbero stati tempi migliori per me, sarei stata grata!Ed  é proprio quello che ho tentato di fare io in un Venerdì di Marzo, nell' affollatissimo corridoio del secondo piano dell' Università degli Studi Di Bari. Interagire, scambiando idee; entrare in sinergia senza scalfire i confini di un mondo giovane che è uno status esistenziale, chiuso per definizione.

 Gli iscritti del primo anno contengono in sé inesperienza e ingenuità, ideali plastici assolutamente non corrispondenti alla realtà; e mi rendo conto di quanto fossi ingenua io in quel corridoio di un lontano Marzo, stretta nei miei 19 anni; dove il mio ego era quello che contava , io  il mio ego e il mio mondo pieno di problemi facili, ma indecifrabili, semplici, ma insormontabili per un età alle soglie della consapevolezza.

 Sono certa che tra dieci anni rileggerò questo saggio e nuovamente mi vedrò nella posizione successiva, alludendo invece a questa mia attuale situazione uno stato di inferiorità. Un inferiorità di passaggio, necessaria.

Tornando nella famosa aula, colma di matricole, mi colpisce una signora al primo banco. Io siedo sempre al primo banco perchè non sento! (sarà l' età? Saranno le cuffie troppo a palla tutto il giorno?).
Lei ha più di cinquant' anni, lei ha più di tutti dimestichezza con la vita.
Quando mi sono avvicinata, le ho detto ridendo che mi faceva piacere non essere l' unica fuori tempo in quel' aula e lei con il suo sorriso contagioso mi ha guardata e mi ha delicatamente sorriso, poi con un sospiro felice mi annuncia di essere anche lei al primo anno, di essere una Matricola! Allora le mie razionali considerazioni scolastiche vanno a farsi fottere; perchè vivere è questo. Risoluzioni comuni per gente speciale. (pseudo-citando De andrè)
Allora cosa importa quel che eravamo?
Nulla in confronto a quello che ora siamo diventati.
Grazia Barnaba

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