lunedì 28 marzo 2016

FINALMENTE LA PRIMAVERA!


Volersi bene è un atto d' amore verso noi stessi, e riguarda il nostro lato più intimo, spirituale; ma anche a che fare con il corpo, le sensazioni, i sensi...
I Filosofi greci, presocratici e dionisiaci non hanno mai disprezzato il corpo ed è una pura follia voler fare un mito della mente, senza occuparci del nostro benessere fisico.

Cominciare a correre, per me, è stata la chiave di volta. Ha conciliato il mio bizzarro spirito, con la mia irrequieta mente, e lo strano corpo! :D
La risoluzione ad inghippi del quotidiano, la valvola di sfogo, lo spazio tutto per me.
Sì, perchè io corro sola! Questa cosa non è molto simpatica ,lo so. Ammetto di aver progettato tutte le mie ultime idee mentre ero sommersa lì nei miei 60 minuti di volo.
L' equilibrio non è elemento facile a cui accedere e ci vuole molta pazienza e molta maturità per raggiungerlo. Alle volte trovo gli appassionati di sport un po' esibizionismi ed egocentrici e mai e poi mai avrei pensato di arrivare a definirmi una runner addict, ma la verità è che per me è una sorta di cura, di psicoterapia. Una pausa dalle ansie, non un vuoto della mente, ma un riempimento di pensieri solo ed esclusivamente miei.

L' anticamera della mia creatività: ecco che cos'è per me lo sport.
L' allenamento non deve essere un tempio per esaltati, ma il modo personale di chi lo pratica di ritagliarsi un mondo diverso, un modo per volersi bene.
E per voi che cos'è lo sport?

G.B




(Qui sotto trovate il link della playlist su Spotify che mi accompagnano in questi giorni)











https://open.spotify.com/user/11166510012/playlist/1tid3GdF5wEDdsqjOQlOHa

sabato 26 marzo 2016

venerdì 25 marzo 2016

sabato 19 marzo 2016

Come eravamo, come siamo.




Per adesso la vecchiaia non mi preoccupa, anzi.
Mi preoccupa la gioventù, invece. E non la mia passata aurea verde, fucsia, metal, fusa adolescenza confusa: ma le nuove generazioni.
Mi è capitato di seguire una materia che fa parte del primo anno di lettere triennale, ovviamente materia frequentata esclusivamente da neo diciannovenni appena iscritti, brufolosi o casti; troppo sodi e fighi, spensierati e allegri, "dolcemente complicati" direbbe qualcuno... insomma- in una parola- matricole.
Da subito mi sono sentita a disagio e non credevo che questo potesse accadermi in Uni. La verità è che la sensazione che ti aspetti da adulto tornando al liceo non è paragonabile a quella che provi ricalandoti nei panni di matricola universitaria alle porte delle laurea Specialistica. Nonnismo il mio?Nostalgia?
 Gli sguardi approssimativi che ricevevo da matricola non sapevo interpretarli e se qualcuno mi avesse detto che ci sarebbero stati tempi migliori per me, sarei stata grata!Ed  é proprio quello che ho tentato di fare io in un Venerdì di Marzo, nell' affollatissimo corridoio del secondo piano dell' Università degli Studi Di Bari. Interagire, scambiando idee; entrare in sinergia senza scalfire i confini di un mondo giovane che è uno status esistenziale, chiuso per definizione.

 Gli iscritti del primo anno contengono in sé inesperienza e ingenuità, ideali plastici assolutamente non corrispondenti alla realtà; e mi rendo conto di quanto fossi ingenua io in quel corridoio di un lontano Marzo, stretta nei miei 19 anni; dove il mio ego era quello che contava , io  il mio ego e il mio mondo pieno di problemi facili, ma indecifrabili, semplici, ma insormontabili per un età alle soglie della consapevolezza.

 Sono certa che tra dieci anni rileggerò questo saggio e nuovamente mi vedrò nella posizione successiva, alludendo invece a questa mia attuale situazione uno stato di inferiorità. Un inferiorità di passaggio, necessaria.

Tornando nella famosa aula, colma di matricole, mi colpisce una signora al primo banco. Io siedo sempre al primo banco perchè non sento! (sarà l' età? Saranno le cuffie troppo a palla tutto il giorno?).
Lei ha più di cinquant' anni, lei ha più di tutti dimestichezza con la vita.
Quando mi sono avvicinata, le ho detto ridendo che mi faceva piacere non essere l' unica fuori tempo in quel' aula e lei con il suo sorriso contagioso mi ha guardata e mi ha delicatamente sorriso, poi con un sospiro felice mi annuncia di essere anche lei al primo anno, di essere una Matricola! Allora le mie razionali considerazioni scolastiche vanno a farsi fottere; perchè vivere è questo. Risoluzioni comuni per gente speciale. (pseudo-citando De andrè)
Allora cosa importa quel che eravamo?
Nulla in confronto a quello che ora siamo diventati.
Grazia Barnaba

mercoledì 16 marzo 2016

Sensibilità.


A me non piace soffocare le persone, amo vederle libere di scegliere di fermarsi a parlarmi oppure no, di offrirmi un caffè oppure di deviare indistintamente. Nelle modalità poi sono la più comprensiva, ignorate, fagocitate parole, insomma accetto tutto. Miss comprensione...Ei fu.
Miss comprensione ha capito che tra il capire e l' amare o il voler bene..non ci sono connessioni.
Oggi per esempio, ho incontrato una persona che sinceramente ha passato del tempo con me, senza ma senza sé, solo perchè aveva voglia di farlo. Avrebbe potuto evitarmi, oppure congedata subito. Invece no. Ho capito di esser fatta per questo tipo di persone, per questo tipo di amiche che nonostante non facciano realmente parte della tua vita ti lasciano una carezza di umanità addosso, una ventata di gioia nella giornata, l' interesse puro e semplice per la tua persona; anima o cuore.
Invece, dalle persone da cui ci aspettiamo di più, compresa la famosa comprensione o l' affetto o l' amore ciò' non accade mai. Ti abbandonano, o ti voltano le spalle solo perchè dici quello che pensi o perchè hai più di loro; o anche perchè hai meno di loro. Diceva Celentano: c'è sempre un motivo!
Le persone possono essere scomode o monotone, pesanti o superficiali, ma se vuoi bene a qualcuno gli vuoi bene e basta! Cosa c' entra il dover capire? Mi dicono: ma sai devi capire perchè c'è questo, c'è quell' altro. Ma che razza di alibi sono questi? Per esperienza personale so bene cosa significa non essere in sé, eppure alle persone che amavo davvero ci sono sempre stata con i fatti e non con le parole.
Pagine di promesse scritte su fogli digitali, ghettizzati nei cestini degli smartphone per poi scomparire nel momento del bisogno, ma del bisogno non materiale, ma emotivo. Bisogno di un abbraccio e di una presenza. Tutti ormai vogliono essere capiti ed esonerati dalle responsabilità, perchè ahimè anche mettersi a voler bene a qualcuno è una responsabilità e ci sono persone che non sono state educate oppure che non hanno maturato ancora bene questo che per voler bene il capire il raziocinio, la comprensione non servono e non c' entrano un cazzo. Il bene è un sentimento: o lo provi oppure no! Cosa devo capire? Che cosa dovrei capire?
Grazia Barnaba

martedì 15 marzo 2016

Giornata nazionale contro i DCA.

Scrivere di Disturbi Alimentari non è semplice e non lo è nemmeno per chi come me ha attraversato questo abisso. Le parole, mi sono resa conto che non bastano; e ridurre tutto all' amore forse è un po' troppo sentimentale per la nostra era. Dare addosso alla società è da vigliacchi, ma è la verità. Tutti noi scarichiamo la colpa all' altro, quando per sradicare questo male che tormenta milioni di persone, basterebbe proprio eliminare il concetto di colpa.
 Meno pensieri e più azione: una slogan che anni fa una mia cara amica mi incitava ad applicare per uscire dall' abisso in cui mi ero ritirata. La sua era un' idea geniale, meno pensieri e più azione.
Michela Marzano e la sua biografia “Volevo essere una farfalla”, al contrario delle notizie di cronaca delle statistiche, dei numeri, di chi non ce l’ ha fatta, ha scritto la storia di una ragazza che invece è riuscita ad abbattere il suo stesso limite: il sintomo, ma non solo.
 Attraverso il suo vissuto la Marzano trova finalmente “le parole per dirlo”, estendendo il suo linguaggio oltre le mere parole, perché la sua non è affatto riflessione sterile. Sono azioni che si susseguono e costruiscono. Sono pagine fatte di singhiozzi, dolori e cadute che come tutte noi proviamo, ma a cui non riusciamo a dar voce e soprattutto non riusciamo a non sentirci in colpa. Lei, pagina dopo pagina scardina il bisogno di controllo come qualcosa di non necessario. La sofferenza, è vero, fa parte della vita, ma non puo' essere il crogiolo dei malumori o l' armadietto delle insicurezze. La sofferenza che si supera è l' unico dolore che ci serve. Il balsamo che lenisce le nostre ferite. Riduttivo raccontare, questo libro va letto e va vissuto. Consiglio a tutti di leggere questo libro e non solo a chi sta cercando di uscirne perché saper essere umani, così come insegna la filosofa non fa mai male a nessuno. L’ educazione all’ amore per gli altri, ma in primis per se stessi, dovrebbe essere materia a scuola, sostituendo i tecnicismi.

Noi siamo esseri umani, ma pare che lo stiamo dimenticando.


"Il dottore cercava, con le migliori intenzioni del mondo, di rintracciare l’origine del mio malessere.
Ma forse il problema era proprio lì, nel cercare a tutti i costi di spiegare, di analizzare, di capire.
Perché a forza di scardinare tutte le certezze che mi portavo dietro, si era rotto l’argine che mi separava dalle tenebre.
Talvolta il sintomo è anche questo.
Protegge da qualcosa di talmente profondo e pericoloso che non si può rischiare di portarlo allo scoperto troppo presto."

Michela Marzano, Volevo essere una farfalla.


mercoledì 9 marzo 2016

IL "MIO" TRENO HA FISCHIATO.

Sono veramente poche le volte in cui mi concedo di arrabbiarmi seriamente, questo perchè poi sto male tutto il giorno. Odio arrabbiarmi e far valer le mie ragioni alzando la voce.

 Sono la Signorina DolceMiele per il novanta per cento del mio tempo che comporti un contatto sociale, ma non sopporto chi- senza conoscermi- giudica o, peggio, offende. Questo è l' idiozia di Facebook che permette a chiunque e ripeto a chiunque di interagire con chiunque, anche se non si è concessa la fantomatica amicizia. Ci si puo' proteggere con le impostazioni sulla privacy, provvedimento che ho già abbondantemente preso. Nulla di stolto appare sulla mia bacheca grazie alla pulizia dei contatti e il fantastico tasto: non seguire più, che ti permette di non cancellare il contatto, ma di evitare che le scemenze altrui appaiano sulla tua bacheca.

Quello che non si può' impedire ahimè è la sfacciataggine e la maleducazione. Purtroppo, portare le persone allo sfinimento con modi apparentemente gentili, ma con un fine offensivo è la particolarità dei meno dotati intellettualmente.

 Quindi io vi chiedo: fare finta di niente o arrabbiarsi?

 Nel primo caso lascio prevalere il raziocinio e attuo la tecnica del silenzio: molto utile appresa negli anni; oppure sbotto e dico quello che penso non solo io ma tutto il genere umano che si rispetti avrebbe da ridire quando l idiozia insulta anche se sottilmente il cervello. Il problema però è uno. Come mai, se la reazione della stra grande maggioranza delle persone sarebbe quella di mandare a quel paese ergo di arrabbiarsi contro colui che offende, quasi tutti optano per una quasi oserei dire omertosa disgustosa  e falsa tolleranza?
La risposta è nel mio titolo. Quando Pirandello scriveva queste parole cercava proprio di esprimere il suo disagio nei confronti del dover trattenere tutto per il quieto vivere, descrive proprio quel buon costume della tolleranza che come l acqua cheta che rompe i ponti contamina la nostra gente e poi tutta la nostra società.
Il mio treno ha fischiato oggi e anche se porterò a casa un mal di testa e un po' di mal di pancia sono felice di essere viva e di dire quello che penso.
Perchè a me di quello che dicono gli altri non importa: questa è la frase più falsa che possa esserci perchè essendo inseriti in un tessuto sociale gli altri e quello che pensano ci riguardano eccome, ma nessuno si preoccupa di dar forma a questo "altri". Sono tutti interessati solo a portare acqua al proprio mulino possibilmente affossando il prossimo.

 Sapete cos' è strano? Che questo non è cinismo, sarebbe bello se lo fosse, sarebbe almeno qualcosa di vero. Questo è semplice egoismo travestito da falsità e buone maniere.

Grazia Barnaba

martedì 8 marzo 2016

L' ARGOMENTO DEL GIORNO.

Ci sono parole che a seconda dei giorni, qualcuna di noi donne mai vorrebbe sentirsi dire.
Come ad esempio: "stai calma", quando sei arrabbiata, "stai zitta": quando stai sbraitando diecimila P.A.M.(Parole Al Minuto), "auguri": il giorno della Befana.

Poi ci sono io che odio tutti durante il giorno dell' otto marzo, puntualmente ogni anno da quando...ehm...da quando ho cominciato a pensare? Credo di si, avevo quattro anni e scaraventai giù dall' auto le mimose ricevute da mia madre perchè:- Puzzano-, dicevo.

Stamattina chiaramente la valanga degli auguri.
Esordisce il primo:
-Auguri., donna. Come festeggi oggi?-
Ed io ? Annuisco ed evaporo.
- Avrà le cuffie e non sente-.
 Avrà pensato l' ignaro conoscente.

Invece no. 

La reazione di indifferenza non era per le cuffie, ma perchè per me non ha senso scambiare una commemorazione con una festa. Perchè si è sempre trattato di questo. Un giorno in memoria delle povere operaie morte, e che diamine! Già per la mia logica è ridicolo istituire le giornate dedicate a... qualsiasi cosa ;é stupido,okay, ma non mi ritraggo  perchè posso concepire il valore della memoria e del ricordo e dell' importanza di non dimenticare.

Spiego subito che questo è il mio punto di vista e che è lungi da me giudicare in qualiasi accezione chi per tale augurio in tale giorno è felice e si esalta!
 Io no.
Sono altre le cose per cui festeggio, perchè si tratta di dare il giusto significato alle parole.
Se sorrido a taluni e perchè comprendo che non posso sottoporre il resto del mondo al mio modo di pensare, ma non lo faccio per essere cinica, anzi.
Potrei dire di essere curiosa nel sapere cosa si prova nell' esaltarsi l otto marzo, gli altri giorni invece zombi cinici. E la coerenza?
Ci sono tanti post su facebook che spiegano cosa dovrebbe rappresentare questa data in particolare. Quello che io non concepisco e come si è passati dal termine commemorazione al termine festa. e non serve qui un filologo o lo Treccani per capire che i due termini non sono assolutamente sinonimi.

 L'8 marzo per me è come il 25 Aprile, come il 27 gennaio. Giorni in cui si ricorda rispettivamente la liberazione dell' Italia dai nazisti e il 27 la commemorazione delle vittime dell' olocausto.

Ora, vorrei capire, ma voi il 27  gennaio- quando ricordate questo tragico evento storico- che fate? Quando vedete un ebreo gli fate gli auguri o gli regalate dei fiori?

Ecco il punto chiave io in quanto donna me ne sbatto degli auguri. Che significa: Auguri donna? Cosa mi auguri il giorno in cui sono morte delle persone? 

Ecco da dove ha origine l assurdità del commercio. Cambiare il segno a quello che era una commemorazione in una festa solo per esaltare il mercato dei cioccolatini piuttosto di quei ciuffettini gialli pelosi, la mimosa che io odio. E non dite che anche voi stasera "festeggerete" senza lasciare fior di quattrini a locali, pub, fiorai e bar. Pagando tutto di più, essendo festa! Che furbi! Ma andateci domani in pizzeria con le amiche.

Ognuno può credere nei propri santi e nei propri diavoli, e io sono abbastanza bislacca, ma lo dovevo questo post, alle povere "ciniche" come me, quelle che come me, pensano che la mimosa puzza!
Detto questo, io sono fiera di essere una donna e la mia sensibilità è sempre rivolta a noi che siamo forti e bla bla bla, ma la festa della donna, secondo me, non si puo' sentire...

Grazia Barnaba

sabato 5 marzo 2016

BARI ALLE 13.

16 OTTOBRE 2014


I libri nuovi sono stati presi. Per l' esame, okay, ci sono: ho quello che mi serve.Il quaderno, i soldi, il cellulare, le cuffie. E' tutto al proprio posto. La borsa a tracolla si posa sul mio fianco ed io intraprendo la strada.
Camminando, incrocio distrattamente il mio sguardo con un paio di lancette dorate di in un grosso orologio portato al polso da un passante: sono le tredici in punto. E Bari si riversa tutta nelle strade.
Ogni cosa è colorata e ovunque l' aria è densa di rumori, di odori che scandiscono un tempo diverso. Si percepisce null' altro se non l' inarrestabile fragranza della vita che scoppia e prende forma in una giornata qualsiasi, di un osservatore qualsiasi intento a marciare come tanti altri soldatini nel marasma della confusione. E mi accorgo che forse, troppo spesso, per andare in contro al tempo che è sempre molto poco, cammino veloce e perdo la meraviglia.
Tutti i bambini escono da scuola e mano nella mano con i propri cari tornano a casa raccontando loro la magnifica giornata. La bimba con il proprio nonno, i gemelli col papà, l' adolescente con la mamma in carriera, troppo distratta dal cellulare per ascoltare il figlio o fare con lui conversazione.Mi fermo al semaforo anche se quest' ultimo è verde, perchè dò precedenza a padre e figlia che sulla bici con zaino e borse della spesa faticano per tornare a casa.
Business men fermi ovunque in pausa pranzo e poi una coppia di ragazzini incollati l'uno all' altra per salutarsi davanti ad un autobus pronto a ripartire. E infine arriva anche per me il pugno nello stomaco, la realtà che interrompe la poesia...Guardo verso terra e c'è in strada un signore anziano, molto anziano con i capelli di zucchero filato e le guance scarne e il sorriso vero: mangiava per terra, mangiava con gioia: era felice. Molto più felice della mamma in carriera al cellulare, del figlio e del padre colmi di buste per la spesa. Il suo sguardo era fieramente contento! Ed io mi sono bloccata, la saliva si è azzerata. Mi sono fermata: troppo bello il suo sorriso...e lui mi ha risposto grazie! E di cosa poi? Ho dato a lui la bottiglietta d' acqua e la mela che avevo nella borsa, sì la borsa è quella tracolla posata sul mio fianco e sono scappata via.
Improvvisamente le strade sono deserte, il silenzio è imbarazzante. Nessuno appare , non si sente più nulla. Guardo l' orologio : 14.30.
Riprendo a respirare, è ora di rientrare anche. Tornerò a trovarti.


Grazia Barnaba.

giovedì 3 marzo 2016

L' incoerenza della politica italiana.

Unioni gay.
Ancora un volta l' Italia dimostra di essere indietro.
Indietro riguardo a libertà e diritti perché di questo si tratta .L’ Italia è un Paese che è rimasto bloccato per colpa della sua etica, (dei suoi ladri, anche), un Paese che è pian piano è regredito anziché progredire. Il governo è bloccato nel buon costume, nella forma. No, affittare l’ utero non è naturale, no adottare un bambino con due padri non è naturale. Ma mi dite che diavolo c’è di naturale nelle vostre famiglie  tradizionali, dove il padre va a puttane e la madre si riempie di botulino per non sapere?  E i figli? I figli sono il prodotto di queste trasformazioni sociali: bulli, autolesionisti, disoccupati, drogati.
 Quando si arresta un processo naturale è come intervenire sull’ ecosistema, sballa tutto.
L’ amore dovrebbe essere il principio unificatore di partenza, aldilà della morale. D’ altra parte Virgilio, Dante e tutti i più grandi poeti italiani hanno da sempre cercato si esprimere questo: che sta nella purezza di un sentimento il concetto di famiglia. La biologia e legislazione e tanto meno la politica centrano nulla con questo. Ma come biasimare una classe politica che è conosciuta in tutto il mondo per i festini ad Arcore e le baby squillo (minorenni tra l'altro), dov’era la vostra etica lì? Mentre approfittavate di alcune minorenni straniere e non, consenzienti o meno? Cosa volete fare? Proibire l’ adozione ai gay per cercare disperatamente di salvare il briciolo di apparenza di Paese tradizionale che vi è rimasto?
Svegliamoci, è tempo.

Grazia Barnaba.

mercoledì 2 marzo 2016

LA GIOIA.

le gioie momentanee si manifestano in esplosioni di adrenalina che dopo subito si dissolvono. Al contrario la serenità si manifesta PIANO E SEMPRE.
La Felicità è vivere come tutti essendo come nessuno e io questa sensazione di compiutezza E di serenità la sto provando QUI con TE. Me l'hai insegnato tu ad aprire gli occhi e a non piangermi addosso.
Per la prima volta nella mia vita quello che è difficoltà non è UN LIMITE non è paura, ma è possibilità
'.
Una sfida verso la realizzazione di sè.
Insieme, lo sai, faremo grandi cose!
Grazia Barnaba.