lunedì 19 dicembre 2016

Ho finito la tesi specialistica:inizio e fine in sè.

19/12/2016

Oggi non ho girato nessun video, nemmeno il Vlogmas perchè avendo anche il Blog ho deciso di lasciare una pagina di diario che ha comunque la stessa funzione del vlog, come sapete la mia passione più grande è la scrittura e attualmente lo faccio in forma privata, non ho mai voluto pubblicare niente perchè non mi ritengo ancora abbastanza matura per farlo, anche se lentamente sento che il trampolino si avvicina e io sono quasi pronta a lanciarmi.
Dopo tanti giorni passati a girare e montare ho avvertito l' esigenza di battere sui tasti del mio portatile e lasciare una traccia scritta ispirata da alcune emozioni che al momento mi stanno attraversando; e non parlo solo dell' enfasi che si scatena tra le mie dita quando come sottofondo musicale, come in questo caso, ho il cd versione natalizia di Mario Biondi che è una delle voci maschili italiane che preferisco da sempre, (link mario biondi christmas song), ma perchè oggi si definisce la fine di un percorso durato due anni.
La laurea specialistica in Scienze dello Spettacolo.

Dopo quasi un anno di ideazione e arricchimento ho concluso il lavoro di tesi. Un lavoro di comparazione tra Letteratura e Cinema: tra Luchino Visconti e Marcel Proust. Per me è davvero una grande soddisfazione perchè ci tenevo molto ad approfondire questa questione sul film mai realizzato de Alla ricerca del tempo perduto da parte di Luchino Visconti, certo ho solo aperto una piccola scintilla nello sconfinato fuoco dell' opera di Proust, ma per me è pur sempre un importante inizio.
L' inizio del mio sposalizio con Proust, sposa in senso ovviamente lato. Ma quando ci si approccia alla lettura di Proust si può solo affogarcisi in tutto e per tutto ed è indescrivibile quella sensazione assolutamente sconvolgente e meravigliosa allo stesso tempo, di essere sempre perfettamente compresi e capiti nell' incomprensibile sconfinato stesso della esistenza individuale. Leggere Proust è un po' come guardarsi allo specchio se si è un po' fragili, un po' strani, oppure folli e perchè no, geniali.
Proust ha quella capacità di manipolare i meccanismi consci e inconsci del tempo che ognuno ha dentro di noi. Della propria concezione, così chiara e anche trasparente per un precursore che come Proust ha parlato di quello di cui ancora oggi parliamo.
Chiudere la tesi è un traguardo, una fine, ma allo stesso tempo un inizio, perchè quello che ho fin ora studiato va bene, ma non mi basta. Lo studio non è andare all' università. Lo studio non ha un inizio o una fine. Lo studio, se lo si ama profondamente dura tutta la vita perchè è curiosità, è sete di conoscenza. I libri, la musica, i miei diari sono sempre stato tutto quello che mi ha tirata su dai periodi più bui che io abbia mai attraversato. Sono il mio pensiero felice, quello che mi ricorda che cosa sono e cosa voglio diventare. Tutto quello che di più vero esiste nella vita di ciascuno di noi è custodito dalle proprie passioni. Ed è per questo che, qualsiasi cosa accada, proteggo il bisogno e la necessità di tenere per me alcune cose che scrivo. Scrivere per me è respirare, l'

ho detto più di una volta sia qui che sul canale e spero tanto di poter un giorno realizzare il mio sogno pubblicando, chissà quando, un mio libro. Il mio libro: tutto mio. Creato da me, che so essere vera sempre, ma ancor di più quando scrivo. Forse non mi metto lì a completare il primo libro della mia vita proprio per paura di tutta questa verità che potrebbe venirne fuori e alla fine si sà che non c'è nulla che faccia più paura che scavare nel profondo di noi stessi, ma talvolta è necessario farlo. Per comprendere e per comprendersi meglio. Proprio come ha fatto Proust che solo alla fine di più di tremila cinquecento pagine riesce a rivelare a se stesso la vocazione alla scrittura, ritornando ciclicamente all' inizio e all' eterno ritorno: un po' come dice anche Nietzsche dove il Tutto è in sè e contiene all' interno quello che è e quello che non è, l' essenza e il suo contrario, l' essere e il non essere. Il tutto è molto filosofico e poco materiale lo so, e me ne rendo conto che il mio pensiero è spesso complesso e intricato, ma mi spiega molto più di quanto una lezione di fisica quantistica mi abbia mai spiegato.

Spero vi sia piaciuta questa versione alternativa di #24daysofme se è sì fatemelo capire con un like, noi ci vediamo domani! Sempre se vi va di seguirmi! Trovate tutti i miei link nell' infobox su Youtube dove mi trovate semplicemenete cercando= Grazia Barnaba
o cliccando qui
https://www.youtube.com/channel/UCKGSYgEEcV2Z8kb62YZLYPQ

Grazie a chi ha letto fin qui <3
Un bacio
Grazia

domenica 30 ottobre 2016

LO SGUARDO SULLE PERSONE.

Sin da piccolini, a scuola, quando si parlava di storia o scienze sociali o diritto, ci hanno sempre fatto notare la differenza tra l' aspetto pubblico, di uno stato di una nazione, e l' aspetto privato.

Della differenza che c'è tra le parti e del conflitto di interessi.
E' lo stesso sulle persone?

La differenza in questo caso sarebbe tra persona e personaggio e non mi riferisco solo a persone attore o cantanti famosi, ma ognuno di noi ha un ruolo. Ognuno di noi interpreta un personaggio che racchiude la persona. Me ne sono resa conto, così di botto. Dopo aver ascoltato una storia e averci visto dentro un mare di tristezza
. Siamo tutti così, lasciamo fuori dal sociale, dal pubblico, fuori dall esibizione della nostra vita, il nostro aspetto più vero, più sensibile più doloroso, più sensato. Meno comodo ma più spigoloso fatto di sfaccettature che ci designano fragili o forti; dolci o insensibili, che tratteggiano il vero profilo della nostra identità. La personalità non ha nulla a che fare con il pubblico ahimè.

Come stai? La domanda a cui, secondo le statistiche il 90 per cento delle persone mente, recluta lo stato di salute di benessere e di felicità di una persona.
Lo scopri di botto, sbirciando in uno sguardo basso la sofferenza di chi si è pentito, di chi ha ferito qualcuno o è stato ferito.
L' umanità è tutta lì, pezzi di errori che ci inseguono e ci disegnano un cammino informe che è la vita.
Grazia Barnaba

giovedì 27 ottobre 2016

Giorni lenti

 Queste sono giornata lente.
Non avrei mai pensato che avrei potuto lamentarmi anche del contrario.
 Sono giorni di tempesta, sento di avere la guerra in testa e non riesco a darmi pace. Sarà capitato a tutti, no? Di attraversare un momento difficile nella vita e di non spaere esattamente non solo che cosa vuoi, ma persino chi dove e cosa vuoi. Insomma un casino in toto. La fine dell' università, la laurea che si avvicina (o anche il Natale? Dio che ansia) Eppure avrei trepidato fino a poco tempo fa all ascoltare queste notizie, ma adesso sento che non ce la faccio. Mi sento incapace di poter fare qualsiasi cosa e non lo dico per farmi dire il contrario. Oggi, tutte le persone che ho visto, chi in un modo, chi nell' altro hanno cercato di tirarmi su. Ma sapete quanto sentite che nessuno puo' capire? Forse perchè semplicemente gli altri non sono nella vostra pelle e ci sono cose che posso essere cmprese solo se vengono affrontate. Ecco, ora sono qui a scrivere sul mio diario online, che non è chissà quanto frequentato, ma è comunque pubblico e sono il tipo di cose che una volta avrei avuto il terrore i far leggere a qualcuno. Crescendo, diciamo che ho capito che non è del modo in cui scrivo che devo vergognarmi e che le cose di cui vergognarsi, nella vita, sono altre.

Vivo un momento opaco, oscuro che non è da me. Io sono "quella che ride sempre" e quando non è così spiazzo me stessa e spiazzo il mondo intero. Ognuno di noi si conosce, anch' io mi conosco. Passerà. Ho attraversato così tante volte questa sensazione che ormai sono una tuttologa nel sentirsi persi. La scrittura poi alla fine è l' unica cosa che riesce a quasi calmarmi, la catarsi della scrittura insieme a quella della musica è per me la migliore e più assoluta medicina che ci possa essere. Sto scrivendo di getto e non mi fermerò per correggere la forma o per abbellire il post con belle immagini. Lascerò tutto così com'è, perchè voglio che questa sensazione resti impressa sulla schermata così come nasce, con gli errori e le imperfezioni che rendono tutto più vero. Oh la verità questa parola così ricca di mistero che si dissolve del suo senso sempre più man a mano che gli anni passano. Ed è questo il progresso, siamo tutti un mondo di soli, egocentrici, cellulare-muniti, rincoglioni con l incapacità di restare off line per più di qualche ora anzi minuto forse. Il web è abbastanza una droga. Io da quando ho il wifi riesco a concentrarmi molto molto di meno rispetto a quando in casa non avevo altro che una mezza chiavetta non molto funzionale o la rete a sgroscio nella casa dove vivevo quando ero studentessa fuori sede. E c' erano molto più risate nell' aria. Adesso la gente appare sempre frustrata insoddisfatta e triste. Come mi sento io stasera.
Grazia Barnaba
sottofondo al piano chopin clicca

lunedì 10 ottobre 2016

Guarda come balla di Katya Azzarito. Saggio al femminile nella forma e nella sostanza.


La Progedit è la casa editrice indipendente di Bari che mi ha proposto questa lettura: uno studio sistemico, diafasico e diastratico di Katya Azzarito, antropologa e ballerina professionista. 
Ho subito accettato perché l’ argomento mi ha sempre affascinato, volevo capire qualcosa di più. 
Pur essendo pugliese, ho solo trattato il fenomeno della Taranta nei miei studi liceali per quanto riguarda la sociologia e l’ antropologia, nel modo leggero con cui a quindici anni ci si approccia alle cose. 
Ora, l’ analisi delle trasformazioni e delle innovazioni che fa l’ Azzarito sono chiare, perfette e precise. Come un eccellente chirurgo, l ‘ autrice seziona, con i suoi bisturi di precisione:  il tradizionale concetto di pizzica e l’ attualissima definizione: neo-pizzica,definizione nuova e  originale formulata negli ultimi anni e incentrata sulla contemporaneità.

Katya Azzarito di rivela una penna entusiasta, vivace, mai pedante, illumina dei concetti che difatti, come lei stessa afferma, spesso non sono del tutto conosciuti nemmeno dagli autoctoni. 

Un’ autrice che si esprime al femminile non solo nella sostanza, ma anche nella forma.

L’ esperienza vissuta e la polifonia delle voci che si intrecciano in questo saggio, ci fanno pensare portandoci ben oltre le sottili, seppur presenti, contraddizioni sull’ argomento, nei meandri della cultura salentina, superandole. Mi ha colpito molto trovare conferma delle piccole nozioni che avevo sull’ argomento, ossia che purtroppo non sempre si considerano professionisti, i corsi e gli insegnati di tale disciplina. Quando a lezione si parlava di danza, la pizzica –citata in un mio intervento spontaneo durante la lezione inerente- venne subito declassata e non analizzata nei termini della tradizionale disciplina della danza, comunemente intesa. «La pizzica è la Danza? Ma non farmi ridere, Grazia. » Fu più o meno questo il commento.
Il pregiudizio accademico e la rigidità mentale dell’ ambiente fanno perdere la peculiarità dell’ aspetto artistico.
Non sono d’accordo con l’ autrice,  quando riduce a mero esibizionismo l utilizzo dei social per pubblicizzare e far conoscere tale disciplina della danza, attraverso le immagini, le foto e i video su youtube.
Un ultimo appunto va al valore curativo che Katya Azzarito attribuisce alla pizzica, seppur in contrasto con alcune affermazioni riportate in precedenza. La taranta non è la pizzica ed è giusto sottolinearlo. Ho studiato, per un corso, nozioni di etnopsichiatria; e la taranta, seppur in piccolo, supplisce l’ esigenza al femminile di catarsi. Apprezzo la cura con cui l’ autrice  ha riportato tutte le diverse accezioni dei termini: pizzica, taranta, neo-pizzica. Un minuzioso nominalismo, raro e a mio parere molto efficace nei saggi al femminile


.
Mi è piaciuto molto.
Consigliatissimo.

Grazia Barnaba.

Cos' è la cattiveria?

Parmenide ci insegna che l' uomo è la misura di tutte le cose, e quando il terzo o quarto liceo ricevetti questa nozione durante le mie lezioni preferite, ossia quelle di filosofia, osavo gioire di questa affermazione, felice di aver racchiuso nelle mie conoscenze, in me, il segreto di comprensione delle cose e del mondo.

Oggi scopro quanto mi sbagliavo.
L' uomo non è la misura di tutte le cose perchè ogni qualvolta ho provato a gestire una situazione o a capire un comportamento umano paragonando il tutto alla persona, in questo caso alla mia persona, mi sono scoperta nell' errore. Non possiamo valutare le circostanze come noi le avremmo valutate se tutto ciò fa parte dell' altro. L' unicità, questo grande mistero che ci rende tutti diversi, uguali, ma mai sostituibili e intercambiabili, è la meraviglià della definizione di personalità. 

Cosa fare quando usiamo dei metri di misurazioni inadatti per valutare un caso?

Aristotele ce lo suggeriva con le categorie. Certi equilibri razionali non possono essere confutati.
Una persona che vi ha ferito una volta, lo farà ancora e ancora. La fiducia non è una costante matematica, ma varia attraverso appunto le variazioni spazio temporali.


Non esiste un freno spazio tempo e non è cattiveria costringere le persone a far parte della vostra vita ad ogni costo? Essere accettati ad ogni costo? Anche se questo comporta la menzogna?
La cattiveria alla fine che cos'è?  
La cattiveria è la menzogna vestita di verità solo per apparire migliori di quello che realmente si è.
La cattiveria è non libertà di scelta. La cattiveria è il contrario di verità, perchè la verità, quella autentica non è mai malvagia, ma serve a spronare e a togliere il velo di maia!

Ho guardato in faccia questa cattiveria negli occhi della persone che hanno calunniato e denigrato gli altri. E chi lo fa con gli altri, prima o poi, lo fa anche a te.

Grazia Barnaba

mercoledì 21 settembre 2016

PUNTO E A CAPO … IN NOME DELL’ AMORE. RECENSIONE.

PUNTO E A CAPO … IN NOME DELL’ AMORE. RECENSIONE.

Quando ho aperto questo libro sono stata accolta subito da un’ abbraccio. Una frase che conteneva la parola “gabbia” e che racchiudeva lo stesso significato metaforico che racchiude spesso l’ essenza del vissuto di alcune persone. Di alcune donne, e questo libro è un urlo di speranza.
Nina è la protagonista di questa storia. La storia di una vita, perché comincia dall’ infanzia e ripercorre un vissuto costellato da una tempesta di sofferenza, un violenza spesso accennata, non detta, narrata da tanti punti di vista; di coloro che hanno attraversato con lei gli episodi della vita. Un romanzo che parla di violenza sulle donne, quella violenza che non sempre lascia i segni esteriori. (Edito da Gelso Rosso, 2014)
La sensibilità dell’ autrice del libro Patrizia Rossini mi ha molto colpita. Spesso ci si perde nel sentimentalismo, ma in questo caso, con una semplicità disarmante la lettura scorre veloce, come se la cosa ci riguardasse. Il motivo? Il linguaggio colloquiale, non ricercato, che personalmente talvolta non gradisco, fa’  luce in questa storia per la sua immediatezza. Tutto ci sembra nostro: è come se ascoltassimo tutto direttamente dall’ amica, dalla collega, dalla dirimpettaia, dallo psicologo che l’ ha seguita e non può che commuoverci.
Solo in alcuni frammenti sentiamo la voce di Nina, negli stralci dei suoi diari e lì ho colto davvero quanto possa sembrare naturale che il sesso in una coppia non debba essere così duramente considerato un atto dovuto. Quante donne si sentono violentate dai propri compagni, dai propri mariti?

“Quando di mattina ancora nel dormiveglia, il risveglio sono mani che frugano tra il tuo inguine, insistentemente, nonostante non ci sia una mia risposta(…) nonostante il mio mutismo, la mia indifferenza; nonostante tutto, lui lo chiama amore! È questo il suo modo di amarmi!”
Punto e a capo, Patrizia Rossini, Gelso Rosso, 2014.
È una tematica delicata, la violenza contro le donne, che grazie a questo testo può essere comunicato e conosciuto da tutti, anche dai più piccoli o da chi non ha un’ istruzione erudita. La violenza fisica o anche solo psicologica non possono rappresentare un’ abitudine. Sentirsi in una gabbia, anche se dorata, dove tutto sembra andare bene, non è il destino segnato di ogni donna. La libertà di pensare, come scrive Patrizia Rossini nell’ epilogo del testo che “la vita sia una cosa meravigliosa, che vada vissuta fino in fondo, ogni giorno come fosse l’ ultimo” godendo delle piccole cose. Essere felici non è volere tutto, ma è volere ciò che si ha. Ed è un diritto di tutti, indipendentemente dal genere. Se alla domanda: io ho la libertà di essere me stessa, senza sentirmi in colpa? Sentite solo il dovere di accontentare, allora questo vuol dire che c’è qualcosa che non va. Stare bene è qualcosa di possibile e questo Nina l’ ha scoperto e ora lo sa. Come? Certo, non è facile; tant’ è che ogni giorno sentiamo storie di cronaca dove quella violenza latente, non detta, taciuta, si è trasformata in furia omicida. Tacendo, si muore. Affinché ciò non accada bisogna imparare a dare a noi stessi a al prossimo un’ educazione emotiva, un educazione all’ amore. Questo libro, per quanto io ne sappia da diplomata in pedagogia, persegue proprio quest’ intento. Educare all’ amore, dando un messaggio non solo pedagogico, ma anche di speranza per tutte le donne che tutt’ ora vivono queste dolorose dinamiche. Consigliatissimo.

Chi ci ama non ci fa del male.

Grazia Barnaba

giovedì 15 settembre 2016

SPECIE RARE DI ANDREA BARRET. (DEDALO EDIZIONI)

Da troppo tempo non leggevo un libro scritto così bene. Si intitola “Specie rare” è una raccolta di otto racconti della biologa americana Andrea Barrett, vincitrice del National Book Award (con questa raccolta) ed anche vincitrice del Premio Pulitzer del 2003. La scienza è la discretissima protagonista delle storie. Non invade mai la trama, non distrae il lettore dai sentimenti che scorrono lungo le vicende. “Specie rare” fa parte di ScienzaLetteratura, ( Dedalo Edizioni, 2013, 16 euro) una collana che unisce la narrativa e la scienza per raccontare storie di vita in cui la scienza è protagonista o, come in questo caso, è un sottofondo costante alle vittorie e alle sconfitte dell’umanità.
Già dal primo racconto ci si sente catapultati in periodo storico che non solo è diverso materialmente, (siamo durante gli anni 70 qui, poi negli altri racconti ancora ci si sposterà a ritroso sull’ asse temporale per poi tornare agli anni 70), ma che raffigura uno stato d’ animo di un tempo indefinito, oscuro, decadente.
L’ adattamento della traduzione del titolo in italiano, fa perdere un significato importante. Mi piace leggere quasi tutto in lingua quando questa è per me comprensibile ossia in inglese quindi dopo qualche ricerca mi sono resa conto che il titolo originale è Ship fever è rappresenta, brevemente, le navi bara che salpavano dall’ Irlanda, piena di emigrati diretti in America in seguito alla dura carestia che afflisse il paese nel 1845.
Storico, ma mai pedante. Si viaggia attraverso personaggi anticonvenzionali, originale. Mai scontati. La figura femminile viene delineata non nel solito modo smielato e superficiale, giacché ogni donna all’ interno di questi racconti lascia trasparire una forza  interiore fatta di intelletto e vita normale. Fa riflettere la storia di Zaga, che non riesce ad adattarsi al lusso e alla ricchezza che ottiene quando sposa Joel, proprio come gli indigeni della Terra del Fuoco non riuscivano ad abituarsi alla vita in Inghilterra quando vi vennero portati dal capitano del Beagle FitzRoy. Oppure la storia di Sarah Anne, donna curiosa e colta, che vorrebbe viaggiare e conoscere il mondo mentre per tutti gli altri “dovrebbe di ammantare di modestia il suo sapere”.

Le anime dei personaggi che ci dipinge la Barret sono speciali, originali e diverse e fanno storia. Il linguaggio del libro è lineare, ma talvolta ricercato. Ricco di citazioni colte che attingono soprattutto dalla scienza ovviamente (Mendel, Darwin, Fontanelle)  e dalla filosofia (Aristotele, Montagne, , ritraendo un’ interdisciplinarità che scavalca le iniziali aspettative del titolo.  Anzi, ci si sente accolti in una brezza di conoscenza che fa sentire a proprio agio coloro che, cercano nella letteratura un caleidoscopio che si rifà alla scienza. Qualcosa di profondo, ma al tempo stesso soffice da leggere.

Grazia Barnaba

lunedì 12 settembre 2016

IL BLOG COMPIE UN ANNO!!!

PER FESTEGGIARE IL PRIMO ANNO DEL SITO RIPROPONGO IL MIO PRIMO POST QUI!

La gabbia d' oro di Grazia Barnaba: I propositi buoni di settembre.: Spero sempre che arrivi settembre, puntualmente, ogni estate ad agosto, quando ormai l' afa e lo stress raggiungono l' apice, lascia...

sabato 3 settembre 2016

UNBOXING-SPACCHETTIAMO?

Ciao a tutti!

Per la prima volta faccio un UNBOXING in collaborazione con una Casa editrice indipendente dedalo edizioni, una casa editrice nuova, fresca e giovane che propone dei titoli straordinariamente originali e di attualità. Per restare sempre informati tra il rapporto scienza e altre discipline, nel nostro caso la letteratura, vi propongo di leggere questo testo che trovate qui a sinistra nella lettura in corso.
Cliccate subito se anche voi volete conoscere questo argomento, si tratta del libro di Andrea Barret, Specie Rare.
Buon sabato!
Alle 14 video sul canale

lunedì 29 agosto 2016

ORGOGLIO E PREGIUDIZIO DI JANE AUSTEN.

Il genio di Austen è libero e attivo. […] Ma di che cosa è fatto tutto questo? Di un ballo in una città di provincia; di poche coppie che si incontrano e si sfiorano le mani in un salotto; di mangiare e di bere; e, al sommo della catastrofe, di un giovanotto trascurato da una ragazza e trattato gentilmente da un’altra. Non c’è tragedia, non c’è eroismo. Ma, per qualche ragione, la piccola scena ci sta commuovendo in modo del tutto sproporzionato rispetto alla sua apparenza compassata. […] Jane Austen è padrona di emozioni ben più profonde di quanto appaia in superficie: ci guida a immaginare quello che non dice. In lei vi sono tutte le qualità perenni della letteratura.”
Virginia Woolf, The Common Reader, Hogarth Press, Londra 1925).

Ormai conosciamo tutti l’ intreccio del romanza ma farò qui una breve riepilogo degli avvenimenti.

TRAMA.

l romanzo è ambientato in una cittadina inglese a Longbourne, dove risiede e vive la signora Bennet con le sue cinque figlie, che desidera assolutamente vedere sposate. Tra le figlie spicca sicuramente la maggiore, Jane, la più bella e sensibile tra tutte, e la seconda, Elizabeth, intelligente e spiritosa. Una perfetta ragazza da marito, che non si concede però al primo pretendente e non segue i consigli dettati dalla madre e dai suoi famigliari. La ragazza ha un sogno nel cassetto: vuole innamorarsi e sposare solo l’uomo che amerà, una vera eresia per i suoi tempi. La vicenda ha inizio quando presso la villa dei Bennet arriva il ricco scapolo Mr. Bingley che prenderà in affitto una delle più belle residenze della zona, Netherfield Park. Durante la sua prima apparizione in pubblico ad un ballo, insieme con le sorelle e l’amico Fitzwilliam Darcy, incontra Jane ed è subito amore tra i due, ma dopo il suo ritorno da un viaggio a Londra la situazione non prende una bella piega e decide di troncare la sua relazione con Jane. La causa di questa rottura tra Jane e Bingley, secondo sua sorella Elizabeth, è dovuta allo zampino dell’amico aristocratico di Bingley, il signorino “Darcy”, che ha sempre guardato con occhi di distacco e superiorità la famiglia Bennet per la loro modesta estrazione sociale. Elizabeth, seppur attratta da Darcy, inizialmente si crea un’immagine negativa del ragazzo, dato che anche Wickham, amico di Bingley e delle sorelle minori di Elizabeth, non lo descrive come un gentiluomo. Così nasce una relazione controversa, tra fraintendimenti, pettegolezzi e reciproche incomprensioni sembra proprio che Lizzy e Darcy non vogliano rassegnarsi ad ammettere quello che i loro cuori hanno già perfettamente capito.La situazione si complica ulteriormente quando in casa giunge il reverendo Collins, un lontano parente destinato, come diretto discendente maschio, ad ereditare la proprietà dei Bennet, il quale vorrebbe sposare Elizabeth, che invece lo respinge. Elizabeth rifiuta la proposta di matrimonio fatta dal ragazzo, inizialmente. La ragazza però, pian piano, si ricrede dopo aver passato del tempo in sua compagnia e comprende di avere sbagliato il giudizio nei suoi confronti, cogliendo la sua natura di vero aristocratico gentiluomo. Quando la sorella di Lizzy, Lydia, decide di fuggire con Wickham, la situazione tra i due si rafforza visto che Darcy aiuta Lizzy a ritrovare la sorella e s’impegna affinché i due convolino a nozze. Vista la vera natura di Darcy e ricredendosi su di lui, alla seconda proposta di matrimonio, la bella Elizabeth non può che acconsentire. Anche tra Jane e Bingley sembra tornare il sereno. I due chiariscono i loro malintesi e si fidanzano con grande felicità di tutti e soprattutto della madre. Nel finale del romanzo, si celebra finalmente l’atteso matrimonio tra la bella Elizabeth e Darcy e quello tra Jane e Bingley, vedendo così finalmente sconfitti l’orgoglio ed il pregiudizio.

COSA PENSO SU QUESTO ROMANZO.

Ho sempre pensato che Jane Austen fosse roba per donnette, lo devo malinconicamente ammettere. Da ragazzina a tredici anni rifiutai categoricamente di leggerlo perché se adesso sono selettiva nelle mie letture, prima ero proprio snob, a causa dell’ intransigenza mentale che mi ha sempre caratterizzata sin nella pubertà. Quando per l’ università ho affrontato l’ autrice e il testo mi sono sentita davvero tanto stupida. Come ho potuto?
 D’ altra parte non mi sarei sentita così tanto in empatia con la protagonista del romanzo se anch’ io non fossi da sempre caratterizzata come lei da una sorta di presunzione intellettuale attraverso la quale penso di conoscere il mondo ancor prima di averne fatto esperienza. Dicesi pregiudizio, no? 
E così mi sono innamorata. 
Di Jane Austen e di Elisabeth che sono forse la stessa cosa. Ho sentito anch’ io tutta la forza dei suoi ventun anni, fatti di sogni e grandi speranze verso un mondo che all’ epoca di certo non era appannaggio femminile. La determinazione, la forza e la sensibilità di questa autrice mi hanno stregato. Orgoglio e pregiudizio credo sia di un’ attualità assurda. L’ anticipazione del tema psicologico femminile del dire una cosa e pensarne un'altra. Qui si svela per la prima volta cosa passa nella testa di una donna, che scrive in quanto tale senza voler imitare nessun uomo. Errore che invece fa C. Bronte. I personaggi con una fortissima caratterizzazione psicologica. E siamo nel 1976-'77,
(anche se è stato pubblicato poi nel 1813) quindi ovviamente molto precedente al boom di fine Ottocento, inizi Novecento, della scoperta dell' introspezione psicoanalitica.
Un secolo prima e lei lo aveva in sé. Ma si può essere così inattuale, ergo geniale?

Non aveva viaggiato molto, è vissuta poco ed è morta molto giovane, ma asserisce comunque all’ universale, come scrive di lei ancora Virginia Woolf: 

Una di quelle fate che si posano sulle culle l'avrà probabilmente portata a fare il giro del mondo non appena nata. E quando ritornò alla culla ella ormai sapeva non solo come era fatto il mondo, ma aveva anche scelto il suo regno.”

Forse anche per questo riesce a scalfirci. Perché non è frivolezza, è maschera. È profondità vestita d’ apparenza. È immaginazione che stimola nei non detti, fragranti e semplici che appartengono ad ognuna di noi, nella quotidianità. Solo una mente arguta e anti-conformista come lei poteva pensare di poter dire le cose a modo suo. Ecco perché sopravvive dopo secoli nella meravigliosa interezza di quel suo essere così fragile e forte, intelligente e ironica. Spiritosa, sagace. Tutto il mondo della letteratura e dei cinema si è ispiarato a lei. Quindi questo classico che ha sempre molto da dire, a seconda dell’ età in cui viene letto, smentisce la definizione di romanzetto rosa perché è exemplum di un periodo storico a livello macro e di una personalità troppo frastagliata per essere definita in uno standard di romanticismo. Così, la Austen, parla d’ amore, ma lo fa anche in reazione ad una tendenza moralizzante e pedagogica della letteratura imperante nel periodo storico in cui agisce e poi se avesse solo scritto una storiella si sarebbe rifatta ad altri modelli letterari più in voga, ma meno originali, meno "austeniani". 
La cosa che amo di questo romanzo è il suo essere il parto di una donna che poi davvero non ha mai conosciuto l amore e i suoi sviluppi tragici, ed ha trasmetto ugualmente i tormenti insiti nella mente femminile quando si tratta d' amore, di esistere, anzi di pretendere di esistere. Moderna attuale, irrinunciabile la sua rilettura
Spero vi sia piaciuto il mio punto di vista. Sul canale youtube troverete a breve il video della recensione completa, dove vado più nei dettagli. Nei prossimi giorni vi posto il video!

Super consigliato. E voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con me?

Grazia B.

ORGOGLIO E PREGIUDIZIO DI JANE AUSTEN.

Il genio di Austen è libero e attivo. […] Ma di che cosa è fatto tutto questo? Di un ballo in una città di provincia; di poche coppie che si incontrano e si sfiorano le mani in un salotto; di mangiare e di bere; e, al sommo della catastrofe, di un giovanotto trascurato da una ragazza e trattato gentilmente da un’altra. Non c’è tragedia, non c’è eroismo. Ma, per qualche ragione, la piccola scena ci sta commuovendo in modo del tutto sproporzionato rispetto alla sua apparenza compassata. […] Jane Austen è padrona di emozioni ben più profonde di quanto appaia in superficie: ci guida a immaginare quello che non dice. In lei vi sono tutte le qualità perenni della letteratura.”
Virginia Woolf, The Common Reader, Hogarth Press, Londra 1925).

Ormai conosciamo tutti l’ intreccio del romanza ma farò qui una breve riepilogo degli avvenimenti.

TRAMA.

l romanzo è ambientato in una cittadina inglese a Longbourne, dove risiede e vive la signora Bennet con le sue cinque figlie, che desidera assolutamente vedere sposate. Tra le figlie spicca sicuramente la maggiore, Jane, la più bella e sensibile tra tutte, e la seconda, Elizabeth, intelligente e spiritosa. Una perfetta ragazza da marito, che non si concede però al primo pretendente e non segue i consigli dettati dalla madre e dai suoi famigliari. La ragazza ha un sogno nel cassetto: vuole innamorarsi e sposare solo l’uomo che amerà, una vera eresia per i suoi tempi. La vicenda ha inizio quando presso la villa dei Bennet arriva il ricco scapolo Mr. Bingley che prenderà in affitto una delle più belle residenze della zona, Netherfield Park. Durante la sua prima apparizione in pubblico ad un ballo, insieme con le sorelle e l’amico Fitzwilliam Darcy, incontra Jane ed è subito amore tra i due, ma dopo il suo ritorno da un viaggio a Londra la situazione non prende una bella piega e decide di troncare la sua relazione con Jane. La causa di questa rottura tra Jane e Bingley, secondo sua sorella Elizabeth, è dovuta allo zampino dell’amico aristocratico di Bingley, il signorino “Darcy”, che ha sempre guardato con occhi di distacco e superiorità la famiglia Bennet per la loro modesta estrazione sociale. Elizabeth, seppur attratta da Darcy, inizialmente si crea un’immagine negativa del ragazzo, dato che anche Wickham, amico di Bingley e delle sorelle minori di Elizabeth, non lo descrive come un gentiluomo. Così nasce una relazione controversa, tra fraintendimenti, pettegolezzi e reciproche incomprensioni sembra proprio che Lizzy e Darcy non vogliano rassegnarsi ad ammettere quello che i loro cuori hanno già perfettamente capito.La situazione si complica ulteriormente quando in casa giunge il reverendo Collins, un lontano parente destinato, come diretto discendente maschio, ad ereditare la proprietà dei Bennet, il quale vorrebbe sposare Elizabeth, che invece lo respinge. Elizabeth rifiuta la proposta di matrimonio fatta dal ragazzo, inizialmente. La ragazza però, pian piano, si ricrede dopo aver passato del tempo in sua compagnia e comprende di avere sbagliato il giudizio nei suoi confronti, cogliendo la sua natura di vero aristocratico gentiluomo. Quando la sorella di Lizzy, Lydia, decide di fuggire con Wickham, la situazione tra i due si rafforza visto che Darcy aiuta Lizzy a ritrovare la sorella e s’impegna affinché i due convolino a nozze. Vista la vera natura di Darcy e ricredendosi su di lui, alla seconda proposta di matrimonio, la bella Elizabeth non può che acconsentire. Anche tra Jane e Bingley sembra tornare il sereno. I due chiariscono i loro malintesi e si fidanzano con grande felicità di tutti e soprattutto della madre. Nel finale del romanzo, si celebra finalmente l’atteso matrimonio tra la bella Elizabeth e Darcy e quello tra Jane e Bingley, vedendo così finalmente sconfitti l’orgoglio ed il pregiudizio.

COSA PENSO SU QUESTO ROMANZO.

Ho sempre pensato che Jane Austen fosse roba per donnette, lo devo malinconicamente ammettere. Da ragazzina a tredici anni rifiutai categoricamente di leggerlo perché se adesso sono selettiva nelle mie letture, prima ero proprio snob, a causa dell’ intransigenza mentale che mi ha sempre caratterizzata sin nella pubertà. Quando per l’ università ho affrontato l’ autrice e il testo mi sono sentita davvero tanto stupida. Come ho potuto?
 D’ altra parte non mi sarei sentita così tanto in empatia con la protagonista del romanzo se anch’ io non fossi da sempre caratterizzata come lei da una sorta di presunzione intellettuale attraverso la quale penso di conoscere il mondo ancor prima di averne fatto esperienza. Dicesi pregiudizio, no? 
E così mi sono innamorata. 
Di Jane Austen e di Elisabeth che sono forse la stessa cosa. Ho sentito anch’ io tutta la forza dei suoi ventun anni, fatti di sogni e grandi speranze verso un mondo che all’ epoca di certo non era appannaggio femminile. La determinazione, la forza e la sensibilità di questa autrice mi hanno stregato. Orgoglio e pregiudizio credo sia di un’ attualità assurda. L’ anticipazione del tema psicologico femminile del dire una cosa e pensarne un'altra. Qui si svela per la prima volta cosa passa nella testa di una donna, che scrive in quanto tale senza voler imitare nessun uomo. Errore che invece fa C. Bronte. I personaggi con una fortissima caratterizzazione psicologica. E siamo nel 1976-'77,
(anche se è stato pubblicato poi nel 1813) quindi ovviamente molto precedente al boom di fine Ottocento, inizi Novecento, della scoperta dell' introspezione psicoanalitica.
Un secolo prima e lei lo aveva in sé. Ma si può essere così inattuale, ergo geniale?

Non aveva viaggiato molto, è vissuta poco ed è morta molto giovane, ma asserisce comunque all’ universale, come scrive di lei ancora Virginia Woolf: 

Una di quelle fate che si posano sulle culle l'avrà probabilmente portata a fare il giro del mondo non appena nata. E quando ritornò alla culla ella ormai sapeva non solo come era fatto il mondo, ma aveva anche scelto il suo regno.”

Forse anche per questo riesce a scalfirci. Perché non è frivolezza, è maschera. È profondità vestita d’ apparenza. È immaginazione che stimola nei non detti, fragranti e semplici che appartengono ad ognuna di noi, nella quotidianità. Solo una mente arguta e anti-conformista come lei poteva pensare di poter dire le cose a modo suo. Ecco perché sopravvive dopo secoli nella meravigliosa interezza di quel suo essere così fragile e forte, intelligente e ironica. Spiritosa, sagace. Tutto il mondo della letteratura e dei cinema si è ispiarato a lei. Quindi questo classico che ha sempre molto da dire, a seconda dell’ età in cui viene letto, smentisce la definizione di romanzetto rosa perché è exemplum di un periodo storico a livello macro e di una personalità troppo frastagliata per essere definita in uno standard di romanticismo. Così, la Austen, parla d’ amore, ma lo fa anche in reazione ad una tendenza moralizzante e pedagogica della letteratura imperante nel periodo storico in cui agisce e poi se avesse solo scritto una storiella si sarebbe rifatta ad altri modelli letterari più in voga, ma meno originali, meno "austiani". 
La cosa che amo di questo romanzo è il suo essere il parto di una donna che poi davvero non ha mai conosciuto l amore e i suoi sviluppi tragici, ed ha trasmetto ugualmente i tormenti insiti nella mente femminile quando si tratta d' amore, di esistere, anzi di pretendere di esistere. Moderna attuale, irrinunciabile la sua rilettura
Super consigliato. E voi cosa ne pensate? Siete d’accord
o con me?
Spero vi sia piaciuto il mio punto di vista. Sul canale youtube trovate il video della recensione completa, dove vado più nei dettagli. Nei prossimi giorni vi posto il video!

Grazia B.

venerdì 26 agosto 2016

Il prete bello di Goffredo Parise.


Pubblicato nel 1954, Il prete bello racconta la storia di un gruppo di bambini di un quartiere popolare di Vicenza. A narrare è Sergio, che vive con la madre, il nonno malato di prostata ed alcuni amici, primo tra tutti l'inseparabile Cena, protagonista di una serie di scorribande in caccia di cibo e denaro attraverso il quartiere. Nel caseggiato in cui abita Sergio vive una umanità varia, dalla signorina Immacolata, zitella e padrona dell'intero stabile, alle signorine Walenska,(madre e figlia, che si scaldano ingrandendo con una enorme lente l’unico raggio di sole che al tramonto penetra nella loro stanza); anch'esse nubili come la Botanica e Camilla; dal ciabattino al cavalier Esposito, che vive con le cinque figlie ed è l'unico a possedere il gabinetto in casa. Si tratta di un bene prezioso di cui andare fieri, foderato di carta rossa a arabeschi dorati, è munito di un water. Tanto prezioso che la catenella viene usata dal proprietario per enfatizzare il proprio privilegio.

Nella festosa eccentricità dei personaggi che popolano un labirintico e fiabesco caseggiato nella Vicenza del 1940, e di colui che saprà stregarli tutti: don Gastone, il «prete bello».  In tutti loro, nelle vene e nel sangue, l’atletico, elegante, vanesio don Gastone si infiltra come una passione oscura, violenta ma capace di dare improvvisamente vita – e come nel Ragazzo morto e le comete ci troviamo di fronte a «una sostanza poetica che ribolle e rifiuta di assestarsi entro schemi definiti» (Eugenio Montale).

mercoledì 24 agosto 2016

L'ATTESA PESA

Gli equilibri che si spezzano sono forse i sottili contorni più difficili che dobbiamo ridefinire per rimettere in piedi la nostra vita quando cadiamo. Penso sì, alle vittime del terremoto di stanotte, e anche ai piccoli grandi o medi dolori che poi attanagliano ognuno di noi.

Senti solo un confuso scrosciare nella testa come di onde che si infrangono sul lato spigoloso di uno scoglio giovane. Siamo così, veniamo modellati dagli eventi. Dai fatti. Dalla nostra storia che smussa come fa il mare con uno scoglio ancor giovane e appuntito deformandone l' acutezza, l' apparente durezza.

Alda Merini diceva: "mi sveglio informa e poi mi deformo attraverso gli altri". Quanto è maledettamente vero tutto ciò. Per quanto possiamo restare fermi e chiusi sulle nostre vedute, siamo il prodotto degli ambienti che frequentiamo, delle persone che amiamo e che odiamo. E siamo il frutto dei nostri dolori che malgrado talvolta ci sembra che non ci servano; racchiudono il segreto di quella forte e possente corazza che si inspessisce anno, dopo anno, dopo anno. Convincersi a crescere. Grazia, mi sono detta, inutile rifiutare di voler guardare il mondo con occhi diversi, se da quel mondo non ti lasci attraversare. Anni fa proclamavo la mia estrema filosofia di pensiero che non si sradicava e adesso metto in dubbio qualsiasi cosa, anche il fatto che per anni ho indossato- che ne so- un lucidalabbra rosa che adesso non amo più. Le cose che abbiamo cambiano, le cose che amiamo pure e noi? Restiamo sempre gli stessi, anche se un po' smussati, più docili e inclini all' adattamento. Ma dentro, dentro di noi pulsa la natura che ci ha portati fin qui. Ad essere uniti, ad essere soli. Ad essere noi.
Grazia B.

sabato 20 agosto 2016

OSSESSIONE Di Luchino Visconti

Finalmente, torno ad aggiornare questa rubrica!
Questa volta si tratta del padre del Neorealismo. Luchino Visconti, che con il film "Ossessione", capolavoro indiscusso del 1943 dà i primi accenni di una tendenza che poi farà la storia del cinema italiano: il neorealismo.

TRAMA.

Il vagabondo Gino Costa (Massimo Girotti) si ferma presso un ristoro per viaggiatori nella bassa padana, divenendo l'amante di Giovanna (Clara Calamai, anche se il regista avrebbe voluto fortemente la Cardinale impossibilitata in quanto incinta), moglie dell'ignaro Giuseppe, proprietario dello spaccio. Gino non sopporta questa situazione e propone alla donna di fuggire con lui. Giovanna rifiuta e lui parte per Ancona, che lo attira per la presenza del porto: spera di imbarcarsi e di lasciarsi alle spalle la storia appena conclusa. Durante il viaggio per Ancona fa amicizia con un girovago detto lo spagnolo. Gino non si imbarca più, ma trova lavoro con il suo nuovo amico alla Fiera di maggio; una nuova vita sembra iniziata.


Durante i giorni di fiera, Gino incontra però ancora Giovanna e il marito, che era giunto ad Ancona per partecipare a un concorso canoro. I due ex amanti immediatamente ristabiliscono il loro legame e, anzi, decidono di uccidere Giuseppe attraverso la simulazione di un incidente stradale. Mettono in atto presto il loro piano, ma l'incidente insospettisce la polizia. Dopo il delitto la storia tra i due amanti diventa tesa: Giovanna riscuote l'assicurazione sulla vita del marito e riapre insieme a Gino la trattoria del marito. Gino, schiacciato dal rimorso e dalla delusione di una vita che sente rubata, la lascia e parte per Ferrara dove fa amicizia con Anita, una prostituta dolce e comprensiva. Rivede quindi nuovamente Giovanna, che gli dice di essere incinta; i due amanti cercano allora di fuggire, ma la macchina finisce fuori strada, Giovanna muore e Gino viene arrestato dalla polizia.

CONSIDERAZIONI PERSONALI

La forte innovazione di un film uscito in Italia in un periodo difficile, durante la Seconda Mondiale, poi proibito, distrutto dalla censura. Arriva ai nostri giorni grazie al suo creatore nonchè regista Luchino Visconti che fa delle copie e le nasconde con sè per tutto il periodo della guerra.
Il film è liberamente ispirato al romanzo di  James Cain  "Il postino suona sempre due volte".
Capolavoro indiscusso.
Ultimamente mi "sentirete" spesso parlare di questo regista perchè sto approfondendo tutta la sua filografia per un ulteriore approfondimento che sto facendo nei miei studi! Quindi se siete interessate, diventate lettori fissi del blog per non perdervi altri post di questa rubrica.

E voi, Avete mai visto i film di Visconti? Che ne pensate? 



"Giovanna: Quando ti sei accorto che mi piacevi?
Gino:Subito!Quando ti ho domandato da mangiare, e tu non mi hai risposto"

#Ossessione,1943 regia di #Luchinovisconti con#claracalamai e #massimogirotti

martedì 16 agosto 2016

DESCRIVITI CON I LIBRI TAG



Salve a tutti!

Finalmente posto il mio primo video di Letteratura, dove timidamente, a piccoli passi, cerco di narrarvi il mio mondo libresco fatto sopratutto di saggi, di classici e di molta  filosofia. Spero il video vi piaccia, inoltre invito tutte le mie amiche a condividere questo BOOK TAG!

Grazia B.

domenica 14 agosto 2016

ESTATE

L' ESTATE STA FINENDO...E UN ANNO SE NE VA!
Canticchiando questo conosciutissimo ritornello, posso quasi con sollievo affermarlo! Ebbene sì, agosto è agli sgoccioli. Finalmente! 
Come ho già una volta ribadito in uno dei miei post qui, in Puglia l' estate è uguale LAVORO. 
Si lavora di più quando tutti gli altri si divertono. E ci si diverte quando tutta la massa informe di turisti torna in città, a lavoro, a scuola . Allora sì. Ci si gode la vera Puglia ancora calda come in estate, ma scevra di appiccicaticcia umidità ed afa sociale!
Rimane la gente del posto a settembre, qualche autobus pieno zeppo di anziani e qualche scolaresca straniera. Ma nulla di più. Si ricomincia a respirare la calma meridionale. 
La stranissima scansione del tempo a seconda delle zone geografiche è qualcosa di straordinario che mi affascinerà sempre. Per esempio quando vivevo in Olanda, il tempo volava. Diverso era il tempo del risveglio, dell' uscita, della colazione. Un' altra vita ho avuto lì. 
Colma di frenesia, in giornate che cominciavano tardi e finivano presto. 
Al sud tutto procede in maniera lenta e le mattine cominciano presto e il giorno pare non finire mai. In un tempo eternamente solido fatto di cose ruvide, ma vere. 
Grazia B.

domenica 7 agosto 2016

LONTANI DAL MONDO

Era da molto tempo che non desideravo racimolare dei vestiti in una valigia e partire via lontano. Lontano da tutto, lontano dal mondo.
L' ultima volta che ho provato questa sensazione è stata dopo la mia laurea triennale e forse non sarà di certo un caso se ciò ri-accade alle porte della mia laurea specialistica. Tanta pressione accumulata, doveri che si accumulano e che premono sulla fragile resistenza del sistema nervoso mio e del mio compagno. Certe volte le persone dall' esterno non si rendono conto di quanto una persona possa sentirsi in alcuni momenti, o semplicemente non li interessa.
Qualche tempo fa, scrivevo sulla pagina facebook che l' egoismo è come una malattia dalla quale non si guarisce mai e che quindi ci saranno sempre quelle persone che cercheranno di intaccare la nostra vita nel suo già instabile equilibrio. Tutto quello che possiamo fare è proteggere noi stesse con quel pizzico di spirito di autoconservazione che caratterizza l essere umano.
Come?
Cercando di buttare tutto quanto fuori. Rimettere in ordine le priorità. Salvaguardando insieme lo scintillio che noi due ci portiamo dentro e dando un calcio alle preoccupazioni. Ritagliare i periodi per noi, in cui amare noi stessi e tra noi due amarci di più. Lontani dal mondo.
Grazia B.

giovedì 28 luglio 2016

SCHIACCIATI DAL DOVERE

Ma da quanto tempo non mi sedevo comoda con la tastiera del pc tra le dita e la mia musica di sottofondo per rilassarmi e scrivere?
Per fermare il tempo e respirare. Per prendere fiato quando per una ragione o per un' altra ti senti schiacciato dal dovere.

Ci sono periodi e periodi. Momenti felici che si alternano a momenti più impegnativi che si definiscono tali in funzione di questo oscillare continuo tra stare bene  e non bene. 

Perchè vivere è questo pendolo che oscilla tra la gioia e la noia come diceva Schopenhauer no?

Quando sono schiacciata dal dovere sento di trattenere dentro un mondo che mi fa impazzire.
Mi mette in crisi. Mi chiede cose. Mi chiede cos'è. Se tutto questo affannarsi per costruire ha un senso. Se serve davvero a qualcosa quello per cui ci sacrifichiamo. O sono solo parvenze. Illusioni che mascheriamo sotto forma di impegni. Abbiamo sempre tutti così tanto da fare.
Hanno sempre da fare tutte quelle persone che hanno paura di fermarsi. Che non vogliono ascoltarsi. Che corrono all' impazzata solo chiedendosi qualche volta: perchè?
Ah questi perchè? Quei perchè che sin dall infanzia ci tormentano. Quei perchè a cui non siamo mai riusciti a trovare una risposta.

Ma non tutto ha una logica. Non sempre c'è una risposta, razionale per lo meno.

Ci ritroviamo a stravolgere tutto senza nemmeno accorgercene, siamo questo oggi,  domani siamo altro, dopo domani cambiamo ancora; e le conseguenze accadono perchè se ha ragione la legge di Murphy quello che deve accadere accadrà.
 Non sono mai stata molto fatalista, ma inciampando nelle incomprensioni della vita mi sono resa conto di quanto sia impotente il nostro raziocinio. Di quanto la nostra intelligenza o presunta tale, non ci salvi dal dolore. Soffrire è inevitabile e non sfugge nessuno. Chi può dichiararsi libero totalmente dalla sofferenza nessuno. Eppure spesso siamo completamente avvolti dalla convinzione che siamo noi stessi gli unici a questo mondo a soffrire. Sappiamo che non è così, ma lo sappiamo razionalmente. Lo sentiamo quel dolore è ciò basta.
Verso che porto virare la nostra nave? Quando ci sentiamo schiacciati dal dovere la nostra nave non salpa e resta in mezzo alle onde inconsapevole del suo destino contemplando solo un mare di stelle e abbracciando l' idea di vivere, aspettando un' alba migliore.


Grazia Barnaba

domenica 10 luglio 2016


Buongiorno a tutti amici!
Oggi vi propongo il primo video ufficiale del canale youtube della Gabbia d' oro. Qui vi racconto un po' di me, di come e perchè e nato il mio Blog, delle mie passioni e di quello che faremo insieme in questo canale! Spero vi piaccia! Iscrivetevi al canale (è facilissimo), se volete rimanere sintonizzati col mio mondo!
BUONA VISIONE!
La tua opinione per me è importante, lascia un pensiero nei commenti e ti risponderò subito!








venerdì 8 luglio 2016

Adolescenti di oggi e youtube.

Ebbene sì! Dopo avervi stressato con questa storia degli ultimi esami sono finalmente lieta di comunicarvi che l' altro ieri ho dato il mio ultimo esame (un sovra-numerale tra l' altro anche se a scelta), e tesi a parte: posso finalmente dichiararmi libera dagli esami.
 Libera dagli esami universitari.
Per ogni fine c'è un nuovo inizio recita un detto molto famoso, quindi rispecchiando al  massimo questo precetto devo ammettere di non essere ancora riuscita a ritagliare un momento di relax da quanto ho chiuso la sessione estiva. Cosa ho fatto?
Innanzitutto sono andata a tamponare le mancanze da desperate housewive avute con la  mia casetta. Quindi all 'indomani della dichiarazione di indipendenza della mia mente, non più obbligata a studiare programmi prestabiliti ( anche se riguardo la mia specialistica in Scienze dello Spettacolo non posso lamentarmi, tutte discipline super interessanti e professori molto preparati e disponibili all' ascolto del pensiero critico, nocciolo culminante del senso degli studi specialistici),ho preso la web cam e ho cominciato a girare il primo video del mio canale Youtube.
L' ho girato verso le tredici, povera ingenua, credevo di riuscire a postarlo per le quindici o le diciassette al massimo.
Sì, ho finito di editare adesso praticamente, per fortuna la cena l' avevo già preparata prima.
Inoltre ho cominciato ad analizzare i testi per la tesi, e la prossima settimana ho un colloquio di lavoro in una scuola privata vicino casa mia. Ma le vacanze quindi?A  settembre, controcorrente come sempre.
Il mio compagno è un cuoco, non credo di averne mai parlato, quindi potete ben capire che quando gli altri si divertono lui lavora e anch' io alle volte vado a fare la cameriera. Mi diverte stare a contatto con le persone. Domani pomeriggio alle 14 finalmente andrà online il video su youtube e già di lì potrete rendervi conto di cosa intendo. Il video mette in evidenza anche l' aspetto paraverbale della comunicazione e negli anni mi sono resa conto che questo fattore è imprescindibile per la comprensione appieno della mia personalità, quindi se avete qualche minuto da perdere domani pomeriggio guardate il video e fatemi sapere che ne pensate?
Si puo' davvero imparare a conoscere una persona da quello che scrive?Certo che si puo'. Perchè però solo immaginare, se le tecnologie ci permettono di realizzare in tempo reale quello che anni fa non avremmo mai pensato di fare. Io a 14 anni inventavo programmi radiofonici e televisivi parlando ad una penna che fungeva da microfono, oggi i ragazzini aprono canali youtube e condividono con altri ragazzini come loro, le loro sensazioni, i disagi come piace definir loro. Io non vedo molto differenza, anzi magari il web ha di buono di dare all' adolescente la sensazione di non essere solo, di non essere il solo ad attraversare una fase tanto dura, che passa certo, ma lascia talvolta un segno indelebile che possono rafforzare o spezzare una persona. Le adolescenze spezzate, ossia quelle ragazze/i che per forza di cose non sono riusciti a vivere appieno come gli altri la propria età in oassato hanno vissuto nell' isolamento, nel dolore. Quindi ben venga youtube, se puo' dare emozioni, comunicare e perchè no? Salvare qualcuno.
Grazia B.

sabato 25 giugno 2016

IL MIO VIDEO PROVVISORIO

Ciao a tutti ragazzi,
quello di oggi sarà un post un tantino speciale perchè dopo aver molto, molto, molto titubato ho deciso di postare un video presentazione in prospettiva dell' apertura del mio canale che, come chi legge spesso sa, verrà aperto non appena finisco l' esame!
 Detto questo, bando alle ciance e passiamo subito al sodo!
Come avrete potuto notare io pubblico dei saggi e scrivo anche un po' per raccontarvi non solo dei grandi autori o dei vari libri che studio o leggo, ma anche per dare a tutto ciò un taglio personale. Ho sempre cercato un modo per canalizzare questo mio bisogno di condivisione e finalmente dopo diversi anni sono approdata in questa blog sfera. Approfitto per ringraziare tutte le blogger più esperte che ho contattato e che con pazienza hanno risposto alle mie domande ai miei dubbi. In particolar modo ringrazio  lalibridinosa e palledinevedico che con qualche parolina magica mi hanno dato la giusta carica per buttarmi in questo progetto.

Fatemi sapere cosa ne pensate! LASCIATE UN COMMENTO, UN PENSIERO, UNA CRITICA, QUEL CHE VI PARE.
Se volete ancora sapere, quello che combinerò nei prossimi post, rimanete sintonizzati e unitevi alla cerchia di lettori fissi. Non costa nulla. Vi lascio al MIO VIDEO PROVVISORIO!

video

venerdì 17 giugno 2016

SOLTANTO UNO.

Questi giorni sono davvero faticosi, non so se sia dovuto al primo caldo che echeggia da qualsiasi luogo o persona che mi passa accanto oppure all' ansia dell' ultimo esame che si avvicina.

Ebbene sì, l' ultimo. Che strana parola "ultimo". Sei lettere che bastano a chiudere un capitolo lungo quasi sette anni se escludiamo l' anno sabbatico in Olanda tra triennale e specialistica.

Diciamo che rientrare nel mood esame dopo averne superati chissà quanti, ho perso il conto fa strano. L' ultima tirata da tre esami in quattro giorni mi aveva fatto dimenticare alquanto il passaggio finale con l' esame di Linguistica generale, che chi frequenta Lettere conosce come esame abbastanza complesso, tant'è che è finito all' ultimo posto! Anche se in realtà devo ammettere che il programma mi ha allettata perchè si tratta di studiare la prosodia della lingua non solo italiana, ossia il suono, la musicalità del parlato. Il tono e il colore della voce che puo' essere usato in maniera significativa anche involontariamente. L' argomento mi incuriosisce perchè io sono una grandissima chiacchierona e adoro l' idea di poter parlare in pubblico, quindi questo esame mi aiuterà di certo nel capire le difficoltà e le contingenze tecniche del discorso.

Il sei luglio sarò libera. Libera dagli esami, libera di spendere il tempo nella lettura dei testi che sto affrontando per la tesi. Si tratta di Proust, se avete curiosato nelle rubriche nel menù orizzontale lo trovate un po' ovunque. La ricerca del tempo perduto è l' opera monumentale che ho sempre voluto leggere. Prima, non mi sentivo abbastanza pronta, adesso magari a ventisette anni, con una laurea già alle spalle il discorso è diverso. Non si tratta solo di sottolineare i passi più soavi di Proust, gli aforsimi. Si tratta di scandagliare a fondo un testo che ha per oggetto il tempo che è sempre stato chiodo fisso delle mie ricerche letterarie. Tutto questo elaborato in un percorso che porterà al Cinema, agli anni d' oro del cinema italiano. Come? Eh, lo scopriremo nei prossimi post!
 Non vedo l' ora di cominciare la tesi e magari dopo, se vi va, posso anche raccontarvi di che si tratta.

Questa è l' edizione che ho comprato un po' di tempo fa della BUR RIZZOLI, cofanetto in sette pratici e comodi volumi, per evitare di portarsi in giro le oltre 3000 pagine dell' opera.


Voi, di solito portate i libri con voi in giro???
 Io ne ho quasi sempre uno in borsa, nel caso in cui dovessi annoiarmi nel qualsivoglia posto.
Se avete domande da fare scrivete qualcosa qui sotto nei commenti, cercherò di rispondere al più presto.

Grazia B.

mercoledì 15 giugno 2016

Nessuna ricetta segreta.

Quando frequentavo le scuole medie, e il liceo devo ammettere di essere stata abbastanza sfigata. Gli altri ragazzi mi prendevano in giro per il mio aspetto e per il fatto che studiavo.

A distanza di quasi quindici anni dalla fine delle medie, rivedo le ragazze popolari di allora e mi chiedo che fine abbia fatto la loro popolarità? La loro fama? Il successo? E soprattutto dov' è il loro sorriso? La loro ricetta segreta?
 Assurdo quanto le situazioni si ribaltino. Il karma fa il suo gioco e tutto cambia in un attimo. ed Assurda è la vita. Sapete il detto che recita: "quel che semini raccogli"? Già, le cose bisogna guadagnarsele.

Tutto ciò che viene raggiunto in fretta è basato su qualcosa di finto o falso e costruito, appunto improvvisato ed è spesso destinato a crollare.
 La felicità? Vivere come tutti , essendo come nessuno. 

E se c'è ancora qualcuno che si illude che il fumo in faccia che ci lanciano i mass media con modelle in copertina, siano sintomo di una tanto agognata vita felice, si sbaglia di grosso. Invidiarle poi, ad esempio, è pura follia. Morire di fame ed essere sole nel profondo, seppur non nel concreto, non sono esattamente i miei canoni di felicità. La vita non può' essere scevra dalla sofferenza e che anzi: più dura sarà quella sofferenza giovanile, tanto più la frustrazione ci aiuterà ad emergere nei momenti di forte stress.
Non basarsi sulle volte in cui siamo cadute, ma guardare come poi abbiamo avuto la perseveranza di rimetterci in piedi, quello ci fortifica. La vita facile del "tutto e subito" è solo una pura chimera, un' illusione.
Le felicità e i successi reali si fanno attendere e si costruiscono con molta fatica e molto, molto lentamente, giorno dopo giorno dopo giorno. Lo dicono anche i giornali e i settimanali di moda e costume:
              dietro ad una grande donna c'è un' adolescenza di merda.

Quindi se siete in quella fase, non sprecate inteligenza ed energia nel mortificare ancor di più voi stesse pensando a quanto faccia schifo la vostra vita oggi, ma cambiate il segno ai pensieri e fantasticate su quanto sarà meravigliosa la vostra vita domani.

Grazia B.

lunedì 13 giugno 2016

GENESI E TRANSIZIONE.(#conosciamoci)

  Bentrovate Ragazze!
Comincio questa settimana all' insegna dell' energia e del buon umore stranamente, anche perchè peggio della scorsa settimana dubito possa andare. Sto ricaricando le energie per l' ultima tornata di esame/tesi di laurea e sono concentrata molto su quello, quindi mi rendo conto di far fatica a stare dietro al contenuto e alla forma vera che vorrei dare a questo blog che in piccolo rappresenta un po' tutto il mio mondo interiore. Mi sono approcciata da poco al web e quindi faccio giornalmente scoperte incredibili apprezzando e ammirando l' impegno e la costanza che molte blogger mettono nel loro lavoro. Sì, lavoro ho utilizzato questo termine proprio perchè di questo si tratta. Qualsiasi sia l' oggetto del contenuto di un blog, dal più profondo al più leggero, comporta lavoro, tempo e denaro  quindi sto cercando di interrogarmi per capire in che direzione voglio andare, cosa voglio davvero fare.
Quando ho aperto la pagina facebook di questo blog era il 2009 e non avevo ancora superato un problema che ha costellato la mia adolescenza. Anoressia nervosa sentenziò lo psicanalista.
Fortunatamente da ben tre anni posso dire di essere tornata alla vita, una nuova vita che mi lancia spensierata nel mondo adulto e mi fa sentire libera e felice come non mi sono mai sentita prima.

Ad ora sto bene, o meglio sto male ma sto male come tutti, citando una delle mie autrici preferite , Michela Marzano e quindi ho cercato di dare, con la pagina, (e inizialmente con un micro blog che allora avevo su libero.it ) un conforto e una speranza alle ragazze che non riuscivano a venire a capo di un mostro nero come quello che puo' essere l' ospite inquietante citando Galimberti del nichilismo dei DCA(Disturbi Del Comportamento Alimentare).

 Quando mi sono resa di conto di esserne davvero fuori e di aver scardinato il sintomo con una forza graduale, ma costante, forte, ma lenitiva, ho capito che non avrei potuto tenere tutta per me questa gioia che mi esplodeva dentro, quella gioia di vita, di felicità di emozioni. Quella fame di amore che chiunque conosce. L' esigenza delle parole, dell' abolizione del non detto, della chiarezza che scruta nella sofferenza. Ecco nascere allora questo sito, il mio blog.

In questo brevissimo tempo ho potuto già interagire e conoscere molte di voi che come me hanno la passione per la lettura e per la scrittura. Persone meravigliose che adoperano il loro tempo per dare un servizio e un prodotto impeccabile ad un fruitore qualsiasi, quale quello del web, che è libero da qualsiasi raccomandazione o clientelismo perchè internet ha di bello il fatto di essere un libero mercato. La visibilità, certo conta. Ma anche arrivare a 1 o 2 o 10 , 20 , 30, 300, 5000 o 1 milione di persone cosa cambia. Quello che conta è trasmettere qualcosa all' altro, perchè io credo che non siano tanto i numeri quelli che contano, ma lì autenticità di quello che si scrive o si dice.

Transizioni. Parola dominante nella mia vita e anche questa idea della Gabbia d' oro, questo blog e il sito stesso hanno subito diverse trasformazioni nel corso degli anni, proprio come sono cambiata io.
La trasformazione nasce dall' esigenza di modificare qualcosa. Un bisogno di essere qualcos' altro. Un pensiero fisso che non ti lascia.
La gabbia d' oro online, su youtube,sarebbe davvero un sogno che si realizza per me.

Avrò la forza di andare oltre il possibile giudizio della gente?
Saprò inseguire quello che realmente mi rende felice e non solo quello che è giusto fare?
Vedremo.

Grazia.B.

Lasciate un commento.
Come avete cominciato e da dove è nata per voi l' idea del blog se ne avete uno. Oppure, se state pensando di aprirlo, quali sono i dubbi che avete? #conosciamoci.





giovedì 9 giugno 2016

Castelli di sabbia.(#socializziamo)

Questa è stata una settimana assurda. Quattro giorni in cui ho messo sveglie che mai avrei potuto conciliare con i miei soliti orari, se non al rovescio! Ho saltato pranzi e riposini pomeridiani. Trascurato le mie passioni, lasciato stare lo sport, trascurato l' apparenza! (Non è che di solito la curi granché, in sincerità, ma questa settimana sono arrivata a livelli di occhiaie mai visti prima, se non durante gli esami di maturità forse, dove credevo di star ad affrontare la tesi di dottorato in medicina!).

Diciamo che anche durante gli ultimi due anni, tranne l' anno sabbatico in Olanda post laurea triennale, mi sono vista nei panni della studentessa. Quello che sono sempre stata. Un ruolo, uno stile di vita se vogliamo che io ho spesso portato all' esasperazione, soprattutto negli ultimi due anni. 

Ho vissuto questa laurea Specialistica in Scienze dello Spettacolo, dopo il triennio in Lettere, Editoria e giornalismo, come un' opportunità. 
In realtà l' opportunità vera me l' hanno data l' ADISU  e il mio compagno. Fondi finanziari nel primo caso; fondi sentimentali, emotivi, di supporto, dal mio lui. Senza la sua fiducia non avrei intrapreso questa strada che mi ha portata a gioire di un corso che è stato sorprendente, pieno di nozioni ed emozioni. Professori stupendi, cinema arte, teatro, danza, spettacolo.
Ho capito, in questi due anni, che la comunicazione è la sola cosa che mi interessa fare. Mi sta stretta una tastiera alle volte perchè vorrei ridere, giocare scherzare con gli interlocutori che per caso inciampano nella mia pagina. 

Questi due anni, senza fiato, così veloci. Ho rincorso, sudato, imparato e conosciuto tantissime persone speciali e ho consolidato quel rapporto già viscerale con la città di Bari.

Sono rimasta attratta dallo splendore della città, dalla sua cattiveria quando ho visto la gente che soffriva. Mi ha regalato mille incontri con persone che probabilmente non vedrò mai più ( tranne quelle a cui ho chiesto il contatto social da brava stalker). Ma cosa ci posso fare? Fare amicizia è nella mia indole.

Quando arrivava l ' estate, da piccolissima, mia nonna mi portava con se nella sua casetta al mare. Ce ne stavamo tutte e due in quella spiaggetta a due passi da casa che a lei sembrava sicura e a me, invece, tanto grande e piena di cose affascinanti tutte da scoprire. Che curiosona/ficcanaso che ero e che sono! E che gran chiacchierona! Mia nonna non poteva distrarsi un attimo che l' attimo dopo dividevo giochini da mare e merendina con la bambina dell' ombrellone accanto. Allora mia nonna piombava dalla genitrice della piccola sventurata, ed imbarazzata mi ripescava di forza portandomi al nido. Serenamente la mamma della bambina diceva di lasciarmi stare che mi ero avvicinata sorridente e avevo detto tali parole: 

Ciao, come ti chiami? Io Grazia, giochiamo insieme?

Qui comprendo che ho sempre avuto quel bisogno forte di avere qualcuno a cui dire, qualcuno con cui esprimermi, che mi comprendesse e che fosse simile a me. Quella ricerca continua della parte che ci manca, la tendenza a sentirsi incompleti, perennemente presi dalla volontà di prendere senza dare.

Avrei dovuto intuirlo che la mia non sarebbe stata un' adolescenza come le altre, tranquilla e spensierata. Ma come poter prevedere le cose che accadranno? Non ci è possibile per fortuna, perderemmo totalmente la ragione di vita. 

Lasciate un commento qui sotto o un  +1, fatemi sapere se vi piacerebbero ancora post di questo tipo. O addirittura se voleste vedermi in un video presentazione. Vi attendo ragazzeeeee, a presto!

Grace.

mercoledì 8 giugno 2016

SENZA FARE SUL SERIO. (#conosciamoci)

Mi sono accorta che avere sempre da dire non è poi un male.
Mi sono resa conto che dopo i venticinque anni, fai pace con un bel po' di cose, che prima reputavi strane di te. Ho visto che non sono poi così terribile.
Ho superato il continuo terrore di essere banale o normale, per non scadere nella mediocrità.
Non pensavo davvero che sarebbe mai accaduto. Quella chiusura mentale e selettiva che era una solida difesa. Solo uno scudo. Solo una maschera. Una delle tante.
Mi sono accorta, negli anni di essere stata di tutto, chiunque. Nessuno?
Sì dai e citiamolo Piandello: Uno, nessuno e centomila! aaah mi sento meglio.

Ogni giorno che passa mi riconosco sempre di più nelle parole che scrivo. Pare che il sipario sia calato e con esso anche il mio squallore nei confronti della vita vera. Non è poi così male vivere, anzi! Attaccata alla vita forse anche più di chi non ha mai avuto il timore di non esserne degno.

Io qui non volevo affatto scrivere di me e mi ritrovo a non fare altro.

Ecco che il mio razionalismo cede un' altra volta. (Della prima volta che ha ceduto, non so se riuscirò mai a parlarvene! ). Avrei voluto impostare il tutto come una serie di scientifici e meravigliosi asettici saggi letterari o filosofici e sono qui a martellare i tasti del pc, felice di tornare, nonostante le quindici ore di studio, solo per parlare di me. Nonostante tutto.

Seguire l' istinto fa bene?

Quanto è vero, che nella vita ci si ritrovare a fare tutto quello che non si sarebbe mai pensato di fare.
Quando io, "qualche" anno fa, non ero in grado nemmeno di alzare lo sguardo che veniva inquadrato, spietato, dallo specchio.
Non ero in grado di sorridere, di amare, non ero in grado di vivere fino in fondo.

Ho letto di una ragazza che aveva, al contrario di me, il problema di non riuscire a smettere di giocare, di ridere, di gioire, di vivere in maniera spensierata. Allora là ho realizzato inanzitutto di avere il problema opposto; che rare volte invece son riuscita a lasciarmi totalmente andare. Rare volte in cui non ho preso seriamente qualcosa. Quindi questo blog vorrei prenderlo così, alla leggera.
  Senza fare sul serio, citando il titolo della canzone di Malika Ayane. Quella canzone ad esempio,  all' inizio non la sopportavo. E poi invece, ho ascoltato il testo e me ne sono innamorata.

Ascoltarsi davvero dall' interno, spogliandosi di tutti i super io sociali, degli imperativi categorici sociali, del senso del dovere personale ancora adesso mi costa una grande fatica. Ma ho imparato ad darmi retta, a fidarmi e a non perdere più l' attimo sfocato della felicità quando si presenta, senza fare sul serio.

Aspetto qualche vostra impressione qui sotto nei commenti! ;)

Grazia.

martedì 7 giugno 2016

SENZA FILTRO.

Sorretto il peso del risveglio mattutino, dopo i postumi di una serata? Maaagari! Dopo i postumi di un altro esame, ebbene sì! Che sfigata. Ho affrontato l' ennesima giornata alla volta della city per cercare di portare a casa i benedetti cfu che l' esame ahimè procura. Cfu poi propedeutici, sempre ahimè, alla benedetta Laurea. Mammia mia come sono noiosa in questo periodo con questa solfa degli esami.

Sopportiamo, sono gli ultimi: lo sento dire continuamente dai miei familiari, amici, fidanzato compreso. 

La giornata, non nego che è stata impegnativa, ma mai come l' alone di pietas che sgocciolava su me e altri miei colleghi universitari, ieri sera,quando alle 19.40 il tipo dell' Università, nei corridoi, spegneva tutte le luci, con noi ancora in attesa di sostenere il nostro fantastico esame.

Ecco perchè bisogna sostenere il peggio, perchè così la sveglia alle sei con la previsione di una giornata faticosa costellata da almeno una dozzina di imprevisti inattesi, che regolarmente accadono durante il giorno del tuo esame, (brufoli, cicli imprevisti, gastriti e mal di denti vari; che io mi chiedo come fanno a sapere che è quel giorno l' esame per manifestarsi??) ci sembrerà nulla!

Faccio sempre così quando devo andare ad un esame, la sveglia almeno due o tre ore prima della solita sveglia messa per andare, invece, a lezione. 
Infatti stamattina il mio compagno, sentendosi chiamare già da orari sconsideratamente acerbi, mi ha domandato se fosse davvero il solito treno che avrei dovuto prendere o mi preparavo per il pluriscalo internazionale di qualche stazione trans-nazionale. Al che, una volta rassicuratolo, spiegandogli che rimanevo per lo meno fisicamente in Italia e che la Francia era solo l' oggetto dell' esame si è tranquillamente rimesso a dormire, ignorando la mia povera, paurosa, assurda ansia pre esame.
 Ma io mi chiedo: come diavolo farò senza di lei, dopo tutti questi anni insieme, dato che dopo domani terrò il mio penultimo esame ?
Non ho nulla da temere, credo; perchè io, un modo per complicarmi l' esistenza, lo trovo sempre!

Dicevo nel post precedente che ti attanaglia la vertigine quando stai per compiere delle scelte, finito un percorso di studi ed io mi trovo un po' così. Con mille progetti ed idee che mi entusiasmano tantissimo nella testa, e una vena di sano pessimismo che fa sfiorare, per lo meno se non fissare, i piedi per terra per non perdere il contatto con la realtà visto e considerato che so perfettamente che le cose non accadono per miracolo a chiunque smanettando su una piattaforma social o su un blog.

 Non mi aspetto nulla, mai. 
Non lascio stare, mai. 
Due capisaldi del mio agire. Quindi mi aggiro nei meandri del dubbio e dell' incertezza cambiando abbastanza spesso idea sul da farsi. Cambio idea, sempre e continuamente. Ma poi chi non lo fa?

Quando ho scritto: 

Se ti rende felice è la cosa giusta.

Mi riferivo all' approccio nella scelta, Perché scegliere quello che si ama poi premia sempre, anche se sembra un obiettivo impossibile. Anche se ci sembra di dover scalare mare e monti per poterla prendere, afferrare leggermente o intravederla da lontano. 

Nel commento del post di ieri si parlava di tensione e di ricerca di sè. Sono questi i campi di indagine che ci permettono di variegare il nostro quotidiano che talvolta si presenta triste, talvolta banale o duro e faticoso. La ricerca e la continua voglia di imparare da qualsiasi fonte. Scoprire sè attraverso il confronto, o anche scontro come avviene sempre nel mio caso, perchè a causa del mio caratteraccio mi ritrovo spesso a scontrarmi con la gente, perchè sono senza filtro e questo non sempre viene compreso. In un mondo in cui esistono una multitudine di canali e modi possibili di dire la propria, gli altri sono tutti troppo presi nel loro essere protagonisti per poterti ascoltare o semplicemente rispettare le richieste indirette degli altri.
Non sto tanto a riflettere sulle conseguenze che quello che dirò avrà sull' immagine di me che gli altri si fanno osservandomi. Ho delle reazioni esplosive perchè non mi piace essere ipocrita, nel rispetto individuale; io rispetto la libertà dell' altro che termina quando comincia la mia, quindi se prendo la parola e solo per impedire che tale infrazione avvenga. 

Sono senza filtro, lo ripeto. Parlo decisamente troppo, lo so. 
Credo fermamente che la libertà vera delle persone sia determinata dalla singolare capacità individuale di sublimare la tensione alla vita che si sprigiona ogni qualvolta ci pare di sentirci vivi, felici, pieni. 


La libertà, freedom, che tanto decantiamo con hashtag e post vari sui social, non è l' autodistruzione, ma la personalità che mostriamo (insomma avere gli attributi sotto, scusate la volgarità!) seppur diversa o normale, comune o speciale direbbe De Andrè. 
Conta quanto sentiamo, contano la pelle e il cuore. Nient' altro.


Lasciate un commento qui. Fatemi sapere cosa ne pensate.

Grazia.





domenica 5 giugno 2016

OGNI VOLTA CHE HO SBAGLIATO. (#conosciamoci)


I pensieri, i miei pensieri, spesso corrono molto più delle parole. Compaiono lenti nella mente e costruiscono castelli immensi, irrealizzabili, invisibili. Sogni, costantemente proiettati nella mia immaginazione che non riescono a prendere forma, che non riescono a realizzarsi nel concreto. Nelle parole. In quelle parole che ho sempre cercato, che ho sempre avuto dentro di me; in qualche modo.

 Iniziare un nuovo percorso e chiudere una qualsiasi o qualsivoglia impegno passato,( in questo caso si tratta della chiusura del percorso universitario), per le nostalgiche come me, non è affatto facile. Quasi doloroso.

Ci sono persone che sono molto predisposte al cambiamento. Io no. :D

Ogni volta che devo iniziare dal principio una nuova avventura, diciamo così, mi blocco in una situazione di sospensione almeno per qualche settimana o mesi! SOSPENSIONE...che poi passa a RIFLESSIONE...e che approda nella DISPERAZIONE! (Oddio mio Grazia, smettila di scervellarti ovunque, anche mentre guardi un film o mentre fai la fila alla cassa del supermercato, o mentre vai a correre, in treno poi...posto preferito dei viaggioni mentali!)

Penso, penso, penso, penso continuamente ed è raro che io mi fermi, finché non riesco ad ottenere quello che mi sono prefissa. Cosa?
Un modo pratico, facile e veloce per Agire! Tutto e subito! Magaaaari!
Dopo questo lungo periodo di attuazione astratta del piano, se mi metto all' opera, lo faccio in maniera totalizzante per altrettante settimane o mesi.
La velocità con cui mi muovo e il mio iper attivismo confuso, unito alla pretesa e all' ostinazione di voler fare svariate cose insieme, indovinate un po' dove mi porta????
Ma certo, a sbagliare! Ecco cosa. Sbaglio tutto. Perchè?
 Perchè ingigantisco ogni benedetta cosa. Ingigantivo anche la gente prima, poi ho smesso fortunatamente: ma questa è un' altra storia. :D

"Io ottengo sempre quello che voglio!"  Azzitii con questa frase il bibliotecario reticente. Quando ad un soffio dalla laurea triennale, mi impediva di consultare un testo fondamentale per me.

Ebbene sì, ho sempre avuto le idee abbastanza chiare riguardo a quello che volevo fare. E l' ho fatto per tutti questi ventisei anni, anzi vent' anni avendo imparato a leggere a sei anni. Io ho studiato.
Non solo studiato, anche lavorato in realtà, ma il lavoro era mero esercizio fisico perchè la chiave del mio buon umore è stata rappresentata da un libro più che dalle persone che avevo intorno, talvolta.

Poi mi sono rassegnata al fatto di essere fatta in questo modo, che sono un po' fuori dalle righe, o fuori come un balcone fate voi!

Ma sapete quello che ho imparato, dopo aver collezionato un sacco di errori, che forse un giorno racconterò?
Ho definitivamente appreso che non posso proprio rinunciare ad essere me stessa solo perchè non mi posso definire, perchè non riesco a catalogarmi in quella o in quell' altra persona.

 Il proprio posto nel mondo è quello che ognuno di noi ha il compito (o la missione?) di trovare. E se per far ciò, si deve cadere, si deve sbagliare, arrivando a sbucciarsi un pezzo di cuore, cosa importa.
Sono ben contenta di farlo, poichè mi rende felice. Scrivere. Vivere.



Se avete osservazioni da fare o avete anche voi la mia stessa passione/ossessione per la scrittura (perchè se
non ti ossessione non è la passione giusta!) raccontatemi un po' del vostro mondo. #conosciamoci! :D

Grazia.






venerdì 3 giugno 2016

LA TENDENZA AL DOLORE.

Quando ero molto piccola non avevo paura di nulla. Da grande, invece, ho avuto paura di tutto.

Che cosa era, nell' adolescenza quella forte spinta distruttiva che coglieva la mia mente?

La predisposizione al dolore. Quell' assoluta sensibilità, attraverso la quale la tua mente e la tua anima entrano in conflitto e sentono le emozioni devastanti del mondo.

La tentazione del dolore, del rifugio, del crogiolarsi in acquitrini di deserti e cuori spenti. Per il solo gusto di annullarsi, per il solo gusto di non sentire. Peggio del dolore, c'è solo l' apatia.

Sentire il dolore è comunque avvertire qualcosa. Essere attraversata, essere ancora viva.

Chi ha scelto questo per noi? 
Dover azzittire le sensazioni. Dover filtrare i comportamenti. Fare tutto per bene, e soprattutto fare tutto. 
Soddisfare delle aspettative, girarsi indietro solo per scelta. Guardare in alto e accorgersi di essere talmente lontani dalla meta della consapevolezza di quello che vorremmo essere, che ci resta più vicino lo scenario dell restare indietro. La tentazione del dolore. Quella facilità con la quale ti spinge giù, verso l' oblio. La dimenticanza. Illudersi della serenità solo perchè ci si addormenta l' anima in ogni modo. Il non pensare, il non sentire, il non essere. Non parlare e non mangiare. 

L' adolescenza alle volte può anche regalarti tutto questo mare di interferenze affettive, ma sarà attraverso questo magma che si è forgiato il carattere. Va bene, stiamo parlando di me! Tendo a generalizzare, perchè accettare un monologo con un ipotetico lettore forse ancora non mi va.

Ho sentito spesso l' esigenza di raccontarmi, sin nei meandri dei miei più assurdi e iperbolici pensieri, ma poi mi sono resa conto di non essere talvolta comprensibile neppure a me stessa e mi sono fermata, tentata dall' oscuro vuoto, il silenzio. Poi mi sono detta che d'altronde non avrei avuto molto da perdere, ma che ad esprimerli tutti (quei strambi e iperbolici pensieri), qualcosa avrei risolto. Anche se non interessa a nessuno, io ho così decisamente scardinato quell' insostenibile tendenza al dolore. Che mi bloccava, come in un limbo. Che non mi permetteva di crescere e di dedicarmi più a me. 
Scrivere per me è catartico, l'ho gia scritto. Quindi al momento ha effetto solo se scandaglio dentro di me. Sarò un tantino pesante, non tratterò degli interessantissime news letterarie, ma questo blog mi serve per un mio personale spazio che sarei realmente felice di poter condividere con tante di voi. Ho pensato di caricare un mio breve video di presentazione nei prossimi giorni, per spaccare il ghiaccio e avere la vostra sincera opinione riguardo le cose che scrivo. Che ne pensate? Scrivete nei commenti cosa mi piacerebbe sapere della sottoscritta! 
Grazia Barnaba