giovedì 5 novembre 2015

5 Novembre 2015

CRISTINA.

E' stato duro oggi pomeriggio venire a conoscenza della tua morte. Non immagino come si possa scrivere di ciò: proprio perchè un modo non c'è, ma ho deciso che ne parlerò. Anche se il dolore è troppo grande e trattiene le parole in gola, le trattiene perchè ogni pensiero a cui dar voce non puo' placare il fabbisogno di risposte che ognuno di noi si sta ponendo. Su tutte un interrogativo giunge banale al mio pensiero: perchè? Cosa perchè? Perché nel 2015 una ragazza debba voler scegliere di morire per sfuggire alla bulimia?
 Perché la bulimia ... 
E da qui cominciare a scrivere tante cose, di quanto questa sia una vera e propria malattia, di come ti indebolisca giorno dopo giorno mente e cuore, di perchè questo avvenga, ma non servirebbe a niente tutto ciò.
Raccontare la bulimia non è viverla vero cri? Quante volte ci hai detto che forse domani andrà meglio, mi dicevi che ero un' eroina perchè riuscivo a convivere, studiare e lavorare e che ero bella più di quanto io vedessi. Io mi lamentavo della mia frenesia e tu mi riempivi di dolci parole che nessuno mi ha detto mai. Che poi mi chiedevo: ma preoccuparsi di dare un parola di conforto a tutti: come fa? C' eri sempre. Come facevi a dare così importanza alle ossessioni altrui quando tu ti stavi lentamente spegnendo al mondo? Forse, ma ti sei piantata dritta qui nel cuore di tutte noi, di tutte le ragazze che hai consolato mille volte. Sei accesa nei nostri cuori per sempre mia cara cri. 

Un tragitto vorticoso è affrontare tutte le storture di questo mondo e tu Cristina lo sapevi fin troppo bene questo. Tu che ti precipitavi al cinema non appena potevi, che vivevi illusa, ma disillusa troppo nei confronti del mondo, un mondo storto in cui avevi fiducia, infondo.

Guarire tu non la vedevi una via possibile per te. Non perchè non lo volessi, ma perchè ti sentivi preda di un destino che hai tante e tante volte cercato di annientare. La clinica, le cure. Il controllo e i sensi di colpa. La solitudine e la paura. Non sono elementi facili da cui scappare e se tutto questo ti ha portata dove sei ora, posso dirti che so che sarai felice di aver abbandonato una camera stretta per volare via, via solo fisicamente perchè sei nell' anima cri e questo non può cambiare.
Ti ricorderò sempre e non perchè vorrò farlo, ma perchè se solo io penso ad una persona buona e altruista come mai viste prime penso a te.
G.B.

domenica 1 novembre 2015

L'AMORE E IL TEMPO.

Spesso mi sono chiesta come facessero i miei genitori a stare insieme da vent'anni ed essere comunque affiatati e uniti come un tempo.
Adesso la gente guarda me e il mio ragazzo che stiamo insieme da sei anni e si chiede la stessa cosa e io mi auguro di poter trascorrere il resto dei miei giorni in questa condizione privilegiata, perchè è questo che è. Non mi darebbero ragione i ricercatori di fighe e i portatori di libertà che affermano anche in post alquanto penosi su facebook che chi si sposa a vent'anni e come se andasse a letto alle otto di sera quindi in un certo senso si perde l' epicentro della festa e fino a qualche tempo fa anch'io la pensavo un po' così. Ho avuto solo un' altra esperienza prima del mio attuale ragazzo, come posso pensare di conoscere la vita o l' amore senza termini di paragone? Ma questo non ha nulla a che vedere con quello che proviamo . fare numero serve solo a chi purtroppo non ha avuto la fortuna di incontrare da subito la persona giusta e non è una condizione privilegiata. Tutt' altro.
Io non mi annoio mai con la persona che amo, semmai mi annoio sì e continuamente quando sono con gente che detesto o che mi rende insofferente, qualche volta mi annoio quando sto da sola ma la noia non può esistere nel momento in cui accanto a te c'è la persona giusta, l anima gemella perchè qui non si tratta di mariti fidanzati o conviventi perchè spesso ci si fidanza o peggio ci si sposa con qualcuno che fondamentalmente non si ama. Questo sì che è frustrante è questo sì che significa andare a letto alle 20. Se la persona è quella giusta non ci potrà mai essere un attimo in cui ci si pente, eppure se lo si fa subito dopo guadagnandoci solo la consapevolezza che alcune volte le persone abbiamo bisogno di perderle per considerarne il valore.
Grazia Barnaba

VORREMMO SPACCARE IL MONDO, MA POI IL MONDO SPACCA NOI.


Dicono che se ti lascia attraversare dalle cose queste mutano per sempre la tua natura interna la tua percezione della realtà, quella che sei.

 Ecco perchè dicono che quando ti succede qualcosa di veramente forte poi avviene un cambiamento di tutta la persona. Peccato che noi partiamo sempre con la volontà di fare tante cose, di spaccare il mondo, ma poi spesso è il mondo che spacca noi.
Questo non ci deve abbattere, anzi. Deve farci sentire pronti a ricominciare sempre con vigore maggiore perchè solo la costanza, l' impegno e l' insistenza ti portano ad raggiungere i traguardi che ti sei prefissato. Gli altri, ad oggi, sono solo una contingenza ahimè.
 Ognuno vive in funzione del proprio egoismo e se è così che vanno le cose preferisco pensare a me stesso perchè :

"l' unico modo di vivere è pensare a se stesso, non c'è altro modo" 

diceva J. Brown. Perseguire la propria felicità ha a che fare con la sfera affettiva, ma raggiungere il successo lavorativo no. E si vede.
Nell' ambito lavorativo persino quello che appare come il più idiota del villaggio cerca di farti le scarpe soprattutto sei sei donna, se hai un cervello e non vi dico poi se non sei nemmeno un cesso con la catena: si scatena la brigata. Un mondo in cui bisogna stare sempre all' erta questo mondo adulto in cui fare le scarpe al prossimo è il modo di spiccare tra gli altri.
Ma sapersi distinguere non ha nulla a che vedere con la furbizia perchè la furbizia non è intellettuale, non è artistica e non è creativa.
La furbizia è l' arma dei cretini, diceva il mio professore di Diritto al Liceo, grande saggio uomo che scoraggiava i comportamenti disonesti secondo una codificazione morale che ad oggi non esiste più e proprio esiste da anni e anni ormai.
Io mi ci trovo bene in questo mondo adulto bastardo, che mano a mano che cresco divento sempre più stronza, ma va bene anche così pensa quanti altri schiocchi bambini come me hanno adottato tale gavetta per aumentare la propria stronzaggine e avere successo.
Certo, perchè pare che serva questo oggi per avere un po' di successo, un po' (tanto) di fortuna, un pizzico di competenze e la mala capacità in non farsi mai scrupoli. 

Sono sconcertata da cotanta concorrenza in un mondo in cui 3 persone su 5 sono laureate, ma non sono figlie di papà.
Sarà interessante avventurarsi in un mondo senza futuro perchè sarà un mondo tutto da reinventare a modo nostro.
Grazia Barnaba

sabato 31 ottobre 2015

My world is different.

Il mio mondo è differente, affermava Georgia O' Keeffe (1887-1986), una delle prime pittrici americane nei primi del Novecento ad affermarsi sia professionalmente che economicamente. Ciò faceva di lei una delle artiste più ricche e fotografate di tutti i tempi. Ebbe una vita straordinaria accanto ad uno degli uomini più influenti nel campo delle arti contemporanee in America e nella fotografia: Alfred Stieglitz.
Georgia, una donna tutta d' un pezzo, ma allo stesso tempo fragile, forte, austera con un grande orgoglioso e una smisurata dignità. Non si è mai piegata agli ambienti conformisti che la circondavano rilegandole il ruolo di ragazzina, donna artista.
"Non ho mai voluto etichettarmi con quella o quell' altra corrente di pensiero, rifiutavo l' interpretazione erotica e freudiana delle mie opere."
Un successo dopo l' altro per la O' Keeffe dal suo precisionismo oggettuale all' astrattismo con i suoi enormi fiori, al realismo magico, verso un' ottica fotografica dovuta all' influenza del compagno e del caro amico Paul Strand. Un' artista sensazionale, un' artista per vocazione. Tracciava le pennellate sui quadri così come scorrevano gli eventi drammatici della sua vita: dalla perdita della madre (blue lines, 1916) al tradimento del compagno di tutta la vita (Papaveri, 1928). Una vita appassionata quella di Georgia O' Keeffe costantemente divorata dalla brama di conoscenze e caratterizzata da un esagerato talento fatto di intuizioni, pure, romantiche, assolute. Durante tutto l' arco della sua lunga vita (ben 99 anni), ha sempre scelto i luoghi, gli oggetti e le sensazioni che le permettevano di essere se stessa. Ogni qual volta la vita della O' Keeffe ha subito un cambiamento è stato per tutelare la sua espressione artistica, non ha mai permesso a niente e nessuno di ostacolarla nella realizzazione di sè. Per questa caratteristica, in quel periodo storico raramente attribuito a una donna si è distinta in quarto artista americana poiché

in lei si manifestavano gli ideali di libertà e indipendenza tipici degli Stati Uniti. Dopo la morte del compagno, che nonostante il tradimento non abbandonò mai, restandogli accanto fino all' ultimo giorno, decise coraggiosamente di ritirarsi a vivere da sola nel posto in cui in quegli anni aveva avvertito di aver trovato "il suo posto nel mondo"-. il deserto del New Mexico all' interno di un oasi di  nativi americani In apparente solitudine poiché spesso circondata di artisti e amici; cullata nell' ultima tenera parte della sua vita da un nuovo compagno che con la sua freschezza ha saputo lenire la compostezza di una donna provata dalla vita. Georgia O' Keeffe ha vissuto i suoi ultimi anni all' insegna delle proclamazioni dei suoi successi ricevendo numerosi premi e riconoscimenti. Dopo lo scandalo sensuale dell' interpretazioni delle sue foto e dei suoi fiori che poi determinò in gran parte il suo successo e la sua notorietà, è riuscita nei suoi ultimi anni ad "aggiustare" le cose riprendendosi un po' di quella dignità che aveva dovuto far tacere in un periodo in cui l' apice del successo non le permetteva di smentire bruscamente (come ha fatto poi) la polemica di una critica androgina e spietata nei confronti delle donne, dei primi del Novecento.




"Il fiore è relativamente piccolo: Ognuno collega una serie di concezioni a un fiore, così mi sono detta, dipingerò ciò che vedo, ciò che il fiore significa per me. Me lo dipingerò grande, per convincere la gente a prendersi il tempo di osservarlo".Georgia O' Keeffe 

Grazia Barnaba

sabato 17 ottobre 2015

Difficoltà.

Diventa sempre più difficile per me aggiornare i post in modo costante. La colpa è della difficoltà. La difficoltà di trovare il tempo di incastrare tra tutti gli impegni anche questo. Quest'anno l' università mi impegna più del previsto, ma non mi importa perchè la cosa che più adoro è apprendere e quindi tutti gli spunti che ho dalle lezioni si trasformano in possibilità e la mia mente costruisce.
La creatività, quando si sprigiona, ha bisogno di concentrazione e la concentrazione può' avverarsi solo se si è totalmente immersi in quello che si sta facendo.
Quello che ho imparato, col tempo, è che sola la difficoltà può far si che qualcosa si muova. Concentrarci esclusivamente in quello che ci siamo prefissi è l' unico modo per ottenere quello che vogliamo. Solo se ci mettiamo nella condizione di avere troppe cose da fare che davvero rendiamo. Siamo tutti così, rendiamo sotto pressione. Nella penultima lezione di arte contemporanea ho avuto modo di conoscere un' artista americana, che mi ha sorpreso così tanto da oscurare qualsiasi mia opinione. Quando il video che ci hanno mostrato a lezione è terminato e la professoressa mi ha chiesto cosa ne pensassi, ho sentito il vuoto totale. Io ho sempre qualcosa da dire! Allora per la seconda volta la professoressa mi guarda e mi chiede ancora cosa ne pensassi ed io nulla non cercavo nemmeno di sforzarmi di dire qualcosa perchè ogni pensiero si spezzava in gola. Mi sono chiesta come questo fosse potuto succedere e qualche minuto dopo ho preso coscienza del fatto che quel video e quell' artista mi avevo fatta sprofondare su un piano della realtà a cui adesso  non mi è dato accedere: la lentezza. 
In un periodo della mia vita in cui "correre" costituisce il meccanismo base. ora che tutte le giornate sono scandite da impegni e doveri da sostenere.
La lentezza è qualcosa che non ho potuto tollerare, perchè manca. e come tutto quello che ci manca,fa male. Negli ultimi due anni sono stati molto pochi i momenti in cui ho potuto fermarmi. Chi era quest' artista?
Marina Abramovic.

Grazia Barnaba

lunedì 28 settembre 2015

NONSOLOABITUDINI

Fino a qualche anno fa pensavo che ribellarsi fosse un modo di essere, invece col tempo noto che è davvero solo una stagione della vita e che anzi se diventa un moodofthelife il sapore della ribellione svanisce e ci si fa solo del male.
Chi di noi non ha avuto comportamenti consapevolmente dannosi  (dai più semplici ai più articolati)?Essere ribelli a vent' anni significa contestare la realtà che è già data e coltivare il pensiero divergente, lo spirito critico e poco importa se questo ideale ti induce a raparti i capelli a zero o a vestirti di nero o farti mille tatuaggi o ancora ad ascoltare musica di nicchia e guardare con aria disgustata l' intero mondo che pare osservarti. Atteggiamenti distruttivi sono tipici della ribellione, Si presuppone che questo sia solo un periodo, ma in quel momento non è affatto un momento della nostra vita è in assoluto la nostra unica originale speciale e inevitabile vita. Lo spirito di onnipotenza. Lo sguardo di superiorità. Cose da ragazzini insomma.
Adesso, però, non esiste più uno stacco, un gap tra le varie fasi, anzi ! Chi è più vecchio vuole tornare piccolo, non è più il figlio che vuole essere come il padre, ma il padre che vuole essere come il figlio. Indossa scarpe della stessa marca del figlio, ha il suo stesso smartphone, stessi vestiti e stessi occhiali. Agghiacciante. Addio gap generazionale, addio pensiero divergente e non si tratta di essere tradizionaliste. Secondo me, alcune cose non sono solo abitudini, sono ruoli importanti che determinano non solo il figlio, ma anche il politico di domani ergo il futuro dello stato.
Io sono stata una ribelle, un' autodistruttiva, un' estrema in tutto, ma col tempo vedo che adoro sempre di più la pace e la normalità, che guardo con ammirazione mia madre con i suoi piccoli rituali, perchè adesso sono una piccola donnina di casa anch' io. Me ne accorgo nelle piccole cose: quando esco fuori, in terrazza,per stendere la roba vedo le altre signore, nei palazzi vicini, svolgere la stessa mansione con serietà e dedizione ed è così che si fa pace con la normalità, col mondo.
 Ognuna di quelle donne ha una sua storia fatta di sogni realizzati, realizzabili oppure no ed io non solo continuo a guardarle, ma mi rendo conto che sono quelle famose "piccole cose" della vita quotidiana che rendono solido il mio tempo non sono solo abitudini.
Grazia Barnaba

domenica 20 settembre 2015

La menzogna non è nel discorso, è nelle cose.

      "La menzogna non è nel discorso, è nelle cose"

Questa frase è tratta dal libro di Italo Calvino "Le città invisibili" e mi ha colpita subito perchè io ho un rapporto particolare con il termine menzogna. Perchè è un topic che mi affascina molto, tema di riflessioni infinite. Chiunque potrebbe parlare per ore e ore delle proprie esperienze con le menzogne ed ogni persona diversa avrà una storia e un' esperienza diversa da raccontare.

La Menzogna ha mille sfaccettature e mille variabili, ma quel che è certo è che agisce subdola e si insinua nella vita di tutti noi. Falsità-finzione-menzogna-bugie.

Quando dovevo scrivere la tesina del quinto liceo mi impelagai con questo tema e per cominciare partì con la definizione. Il "che cos'è". Nella definizione di menzogna è insito il relativismo perchè il suo significato varia a seconda dell' intenzionalità.Se io dico una cosa non vera pensando che questa invece lo sia, io mento inconsapevolmente quindi obiettivamente non dico una cosa per un' altra volontariamente. Al contrario, se io so che il cielo è blu e affermo che è rosso è palese:sto mentendo.
Purtroppo nelle dinamiche quotidiane non si presentano mai casi così chiari come negli esempi ahimè e quindi succede che delle relazioni o dei rapporti si rompano per colpa delle bugie, ma nessuno e dico nessuno si interroga abbastanza. Si tratta di menzogna o verità celata? Malevolenza nel dire il falso o viceversa inconsapevolezza, ingenuità, stupidità?

Il confine sottile tra la verità e una cattiva interpretazione determina tutto.

 Quel che è certo è che noi non sapremo mai come sono andate davvero le cose.
Può il cuore di chi eventualmente mente o ha mentito, svelare l' oggettiva realtà delle cose?

Difficilmente. perchè noi non siamo un esperimento scientifico, non siamo una formula matematica, siamo inafferrabilmente volubili sbattuti in mari di circostante e di interpretazioni.
Non c'è più spazio  ormai per la verità oggettiva perchè viviamo in un mondo di incertezze e delle incertezza ormai ne abbiamo fatto dei valori, uno stile di vita e quindi non importa più se uno è stato corretto o meno se ti ha voluto bene sinceramente o ti ha usato. Quello che conta oggi è solo stabilire chi è il brutto e chi il bello, chi il ricco e chi il povero, ma non chi è vero e chi finge. e allora eccole tante faccette finte,coperte dalle maschere dei sorrisoni falsi e degli hastag demenziali.
Mi nausea tutta quella felicità simulata: per strada, sui social, in tv,
Perchè se uno è felice non ha bisogno di spiattellarlo ai quattro venti, se uno è pieno non ha necessità di propinare bugie.
Chi è ricco dentro continua ad esserlo anche quando il pc- o la porta di casa al ritorno da una serata- si chiude.
Chi è ricco dentro ride di cotanta bruttezza del mondo di oggi.
Mentire non rende meno patetici, ma difatti se non lo faceste lo sareste ancora di più per come siete messi male, quindi fatelo! Mentite, mentite, mentite, spudoratamente.
Grazia Barnaba

giovedì 17 settembre 2015

Cos'è la libertà?

LIBERI DI AVERE PAURA.

Il vento caldo che soffiava ieri, ha drasticamente annientato la percezione del "quasi inizio del nuovo anno universitario". Settembre inoltrato, 37 gradi all' ombra. Grazie Puglia! Penso che infondo non è del tutto colpa mia se i libri faticano a rientrare nella routine quotidiana; se siamo di nuovo a luglio.
Ormai è assodato che la concezione del tempo, come lo scorrere del tempo stesso, siano dopotutto dei concetti relativi. Abbiamo sempre bisogno di insinuare dubbi amletici e quesiti ancestrali per dimostrare a noi stessi- prima che agli altri- che la nostra esistenza non è vana. Allora eccoli che tutti si impegnano a dismisura per raggiungere traguardi concreti lavorativi importanti? Ricchi di interesse? Ma certo che no! La stra-grande maggioranza della nostra popolazione si preoccupa solamente di postare su facebook l' ultimo ristorante/pub/disco in cui è stato o cosa ha mangiato a pranzo piuttosto che a colazione. Una massa di pecore che corrono ad imitare le varie  fashion blogger che si cimentano a mostrare tratti di vita quotidiana su instagram riuscendo ad ottenere anche milioni di followers.

1. Voi non siete Chiara Biasi o Belen Rodriguez o "insalata bionda" come diavolo si chiama?
2 A chi vogliate che interessi il bagno di casa vostra?

Tanta povertà di cervello c'è in giro questo è evidente, ma quello che maggiormente mi turba è l impegnarsi da parte di tutti nel dimostrare di non avere paura di nulla, di poter fare #tuttoquellocheglialtrifanno, e poco importa se la cosa sia stupida, inutile, rischiosa o senza senso.

 Dimostrare di esserne capaci "comefannoglialtri" diventa l 'imperativo categorico per sentirsi parte di un qualcosa (quale cosa poi?). Tutti dannatamente uguali alla ricerca della trasgressione e della cosiddetta libertà!
Ma ragazzi! Avete minimamente idea di cosa sia la libertà?
Ma, secondo voi, la libertà può mai essere ubriacarsi fino allo sbocco e sballarsi fino la mattina dopo, fino a stare male? Ma poi, dico io, alla vostra età? Sì, perchè io non parlo dell' adolescente medio che tenta disperatamente di sperimentare i suoi limiti alcolici cercando si integrarsi nel gruppo dei pari, nell' inconsapevolezza della cazzata che sta facendo. Qui parliamo di gruppi di idioti che tutti i week end si accalcano alla volta del magico mondo dorato dei locali per farsi volontariamente e consapevolmente male trascurando, magari, quello che davvero conta.

I veri indici di libertà non stanno fuori, ma dentro. 

Riguardano gli affetti veri, gli amici fidati,l' amore, il lavoro, la cultura,le nostre passioni, il futuro, anche la tristezza e perchè no, anche la paura; che farà sempre parte di noi, sia nei momenti difficili che in quelli felici. Solo quando si è davvero se stessi  si assapora delicatamente la libertà. 

La paura poi, ossia quella perpetua sensazione di poter perdere quello a cui teniamo, si può modulare conoscendola, semplicemente accettandola  senza  soffocarla in nottate senza fine o turbamenti alcolici e quant'altro. 
La paura, come dice Michela Marzano, "la si può' solo attraversare" e superare, uscendone migliori di prima.Diventando così liberi e anche liberi di avere paura.

Grazia Barnaba

lunedì 7 settembre 2015

Questione di serietà.



Prima mi preoccupavo continuamente delle reazioni che avevo in pubblico e senza dubbio quello di cui,in primis, mi preoccupavo era dare una giusta impressione, dare l' impressione di serietà.

Come se una persona seria fosse per forza giusta.

 Legittimo imperativo categorico, da brava perfezionista, come reazione alla massa di stupidità e leggerezza che vedevo in giro.  Questo è un dato che non è cambiato, cioè continuo a vedere masse di gente stupida e leggera, ma ho compreso che serietà non è il contrario di stupidità, bensì il contrario di allegria.
Sulla banalità della gente ormai ci ho fatto l' abitudine, semmai quello che da sempre continua a stupirmi è che più che migliorare, non fanno altro che peggiorare.
E allora: allegria!
Allegria: quando per strada mi lanciano battute,
allegria; quando se vado al supermercato la gente sente il bisogno di guardare cosa compro e commentare,
allegria; quando sento il vocio che si interrompe quando arrivo, allegria in ogni dove, perchè è questione di serietà non prendere una spranga di ferro e menarli tutti. Ed io, bè io, sono una persona estremamente seria.

Grazia Barnaba

sabato 5 settembre 2015

IL TEMPO PASSATO.

Ci sono adolescenze che cominciano a manifestarsi a quarant'anni.
Sono coloro che vogliono essere giovani ad ogni costo.
Diffido da chi non accetta il tempo che passa. Il fluire dell' esperienza lascia dietro gli errori del passato e si trasforma in qualcosa di solido.
Quante volte ho perso tempo e lacrime sul passato, sull' età perduta, e solo quando mi sono resa conto di essere davvero patetica che sono riuscita ad andare avanti. Solo quando ho chiuso col passato ho cominciato a crescere.
Non è perchè ci si dimentichi, anzi, io ricordo tutto, ma come dice Alda Merini

                                      "Il passato è un laccio che stringe la gola"

quindi tranne se non abbiamo consapevolmente la volontà di autoflagellarci in stanze chiuse di dolore, non serve a niente mantenere aperte le porte verso avvenimenti che inevitabilmente sono dietro le nostre spalle, bisogna andare oltre, oltre il proprio egocentrismo, perchè non siamo soli in questa lotta temporale poichè in quanto esseri umani, chiunque la combatte dalla notte dei tempi.

 Il nostro tempo non è infinito, quindi cerchiamo di essere chi davvero vogliamo essere, senza crogiolarci nell' immagine sbiadita di quello che eravamo o che avremmo potuto essere.

Grazia Barnaba

domenica 30 agosto 2015

Un mondo di soli

Noto, ogni giorno sempre di più, che la gente non è disposta più ad ascoltare le ragioni di nessuno.

Ascoltare presuppone un' attenzione e una rielaborazione e una risposta. Troppa fatica, decisamente.
Un mondo di individualisti. un mondo in cui "ognuno pensa per se", insomma "un mondo si soli" come diceva qualcuno.
Eppure tutti social, tutti su facebook. Perchè se chiedi a qualcuno: a che cosa ti serve facebook? ti rispondono: per comunicare. Invece basta star seduti accanto a qualcuno in treno o in autobus per accorgersi che nessuno parla, nessuno ti parla. Sguardi ebeti fissi sul telefonino. Fosse un libro, accetterei con gioia il silenzio dei vagoni, ma qui si tratta solo di alienazione multimediale bella e buona.

Da bambina amavo appoggiarmi con tutto il peso alla portella dell' automobile con gli occhi sgranati e il naso appiccicato al finestrino per guardare il paesaggio passare ora lento, ora veloce e niente e nessuno poteva distogliermi da tale spettacolo. Erano i rari momenti in cui non tormentavo i miei genitori o chi viaggiava con noi con le mie interminabili chiacchiere. Sono sempre stata una gran chiacchierona, poi le parole le ho un po' perse con il passare degli anni, mentre scoprivo che non nasciamo tutti con la stessa sensibilità. La bellezza del mondo io la contemplavo sin da piccola e lo stupore non può' essere improvvisato in uno smartphone.

Ho cominciato a striminzire le mie parole quando mi sono accorta che non erano ascoltate e questo  piano piano ha ridotto il mio mondo in qualcosa di molto piccolo.
Indietreggiavo a quattordici anni quando le più popolari della scuola mi parlavano ad alta voce senza starmi a sentire, eppure io conoscevo molte più cose di loro. Eppure io avevo i miei libri. Come dire trovavo nei manuali le risposte di una vita che già  nella prima adolescenza non mi sembrava "pura". lo scrivevo nei miei temi che contestavo la realtà così com' era: densa di contraddizioni e di spigoli che non volevo smussare.
"Essere felici è riuscire a vivere come tutti, essendo come nessuno".
A quindici anni per me questa frase era incomprensibile. Mi sentivo io la misura di tutte le cose e se non riuscivo a decifrare il mondo dal mio punto di vista in maniera coerente con l' immagine del mondo che avevo dentro di me quindi questa doveva essere necessariamente sbagliata oppure, meglio, quella sbagliata ero probabilmente io. Troppo sensibile, troppo emotiva, troppo rigida, troppo razionale. Ma quale adolescente non avverte il disagio dei suoi anni senza naturalmente rendersene conto? Sbucciarsi le ginocchia a un anno è normale perchè cadendo impari a camminare. Ecco, direi che è così anche nell' adolescenza;non si può imparare senza sbucciarsi un pezzo di cuore. Se si è forti abbastanza, però, non c'è ferita che non possa rimarginarsi, non c'è pianto che non possa essere placato, anche quando senti di essere inconsolabile, capirai solo con il tempo che tutto passa...davvero tutto viene lavato via. Scorre come il fiume, come i secondi sulla lancetta dell' orologio, come le immagini che ti passano davanti  quando sei in auto e fissi fuori dal finestrino.
Grazia Barnaba

sabato 29 agosto 2015

I propositi buoni di settembre.

Spero sempre che arrivi settembre, puntualmente, ogni estate ad agosto, quando ormai l' afa e lo stress raggiungono l' apice, lasciando intravedere la vetta del mio sistema nervoso che cede. Perché?
 Se nasci in Puglia e vuoi avere un'entrata economica vuol dire che tu d' estate lavori e lavori al servizio di coloro che sono in vacanza qui, nella tua terra, nella tua spiaggia, nel tuo mare. Ebbene sì, i turisti fanno centinaia di chilometri per raggiungere le meravigliose bellezze pugliesi e io che abito a quattro chilometri dal mare non lo vedo nemmeno da lontano. In realtà non è che esista un vero e proprio ostacolo fisico che mi impedisca di godermi lo spettacolo dell' estate, anzi, lo definirei più un ostacolo mentale, cioè come faccio a comportarmi come se fossi in vacanza quando invece è l' unico periodo dell' anno in cui ho un lavoro. In Puglia viviamo questo grande paradosso.
Allora spero ogni anno che tale periodo finisca presto, per tornare alla pace della stagione autunnale che lava la stanchezza, toglie la fatica e porta sempre un'inizio nuovo. Ed è proprio in questo periodo dell' anno che vengono stilate liste su liste di buoni propositi, ovviamente piccoli obiettivi irraggiungibili che poi difatti nessuno di noi probabilmente raggiungerà, ma nonostante questa inconscia consapevolezza adoro compilare liste di propositi. Il segreto, per me, è esagerare, perchè vuoi che su una lista di almeno venti propositi poi almeno quattro o cinque li realizzo o almeno mi cimento.Il pensiero primario è senza dubbio rimettersi in versione studentessa, e se le intenzioni sono sempre quelle di laurearsi in tempo, in versione studentessa secchiona. Tale passaggio, dopo quasi quattro mesi di riposo celebrale forzato, risulta faticoso:una vera metamorfosi. Inforcare gli occhiali, sostituire la pennichella pomeridiana con l' analisi del piano di studio del nuovo anno, occuparsi della burocrazia, pagare le tasse, Poi, il secondo step sta nel recuperare tutte quelle attività che ho trascurato nei mesi lavorativi e che riguardano. per il cinquanta per cento, la cura personale estetica base di una donna; e per l' altra metà percentuale nel recuperare l' assenza prolungata, nella mia pseudo vita sociale, di amici e parenti. 
Ma c'è una cosa a cui non rinuncio mai, qualsiasi stagione dell' anno attraversi ed è il mio amore per lui. Lui che non mi fa sentire mai sola, che riesce a sormontare qualsiasi problema o difficoltà come ad esempio non possedere nulla, ma avere grandi speranze; non avere una casa, ma continuare a coltivare un sogno in comune che dà amore e cresce. 
La vera forza siamo noi. Noi che insieme sosteniamo tutto rendendolo più leggero e piacevole.
In questo futuro incerto io ho la fortuna di non essere sola perchè ho accanto a me più di un amore, ma un vero e proprio pilastro dove poggio le mie spalle stanche, dove ritrovo sempre il sorriso e la voglia di ricominciare a combattere per far passare un altro agosto, un' altro settembre e poi un'altra estate.
Grazia Barnaba

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